Saint words.

"La diplomazia è per chi non ha cuore"

(detto alpino, l'ha detto lui proprio)

posted by Sireann @ 17:45 - mercoledì, maggio 14, 2008
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jewel. 

da una settimana porto al dito un anello. uno di quelli regalati alla prima comunione che mia madre ha nascosto negli anfratti dell'armadio. poi lei parte e riesuma qualche vecchio gioiello di famiglia. io la guardo e scopro che ora quell'anello mi darebbe il giusto valore. lo indosso. mi lavo le mani e lo tolgo. resta il segno. un solco ben definito in alto al dito medio della mano sinistra. flashback. quello stesso segno, all'anulare della mano destra, lo avevo poco meno di dieci anni fa. un altro anello. un altro valore. simbolo di una fedeltà mai messa in discussione. cicatrice ormai chiusa di un tempo aperto a qualunque opera, purchè fatta di noi. emblema di un amore d'estate, che n'è durato sei. inciso sulla pelle perchè io ricordassi chi ero, da dove venivo e da chi stavo andando. senza peso, semplicemente vivendo.

mi domando cosa sia cambiato in dieci anni. mi rispondo: tutto. mi rammarico che sia successo. non tutto, sia chiaro. ma che qualcosa di me sia andato perduto lungo la strada del cambiamento. ero una bambina decisa, più di quanto sia ora. bambina e decisa. senza sfumature. non concepivo vie di mezzo. forti regole interiori delineavano la mia persona in maniera ben definita. io sono così, e gli altri sapevano come. priva di incoerenze. già grande. e le cose funzionavano - e se non funzionavano non me ne dispiacevo affatto, sicura com'ero del mio valore e dell'inutilità di abbracciare teorie e strategie che non mi appartenevano.

dieci anni. e forse altre guerre da combattere. più dure, più ardue. nuove persone e il loro dieci anni. impari i clichè, le dinamiche delle nuove coppie - non sono tutti uguali. così tu cambi. immaginando che sia normale, una crescita necessaria, la lenta maturazione di un adolescente che sta diventando donna. solo che nel frattempo ti senti infelice. e mentre operi la trasformazione verso quello che devi diventare, ti spogli delle poche certezze che avevi e che ti facevano stare in piedi e ne acquisti altre che, a ben vedere, non portano a nulla di buono. così oggi sono precaria. a tempo determinato. in prova per un po' e in continua revisione. e barcollo. la mia vecchia roccaforte trasformata in un castello di carte. forse per paura che non esista più nessuno così testardo da insistere e buttare giù il muro a spallate per raggiungermi al centro. così è piu facile per tutti. ma poi quando il castello crolla, la noti davvero la differenza tra un soffio leggero e uno sbuffo stanco?

ciao bambina mia, torna.
mi manca la sicurezza che ti portavi negli occhi e impavidamente mostravi ad ogni sconosciuto. solo lo schiaffo del genitore poteva farti piangere di dolore. bambina mia, che ti hanno fatto? ti sei riparata troppo in fondo e troppo bene. mi piaceva guardarti mentre li stupivi tutti. meravigliati da tanta bellezza inconsapevole. nascondevi i piedi nella sabbia, mai la testa tu. io ti cerco ancora. ti rivoglio con me, quando ferma sapevi dire tutta la verità senza temere le conseguenze degli errori tuoi e degli altri. perdonavi con onore tu, riconoscendo il merito a chi ti meritava. tu lo sapevi sempre qual era la cosa giusta da fare, da dire. e ti ascoltavano tutti, ammirandoti per quella assoluta e sincera onestà. quand'è che hai cominciato a credere agli sconosciuti? è colpa mia, bambina cara, ti sono diventata estranea. ho smesso di ascoltarti, non ti ho dato retta. tu mi tiravi il braccio, stanca, sussurrandomi dove stavo sbagliando, quando e con chi. ma io volevo vivere come i grandi, piena di problemi e nuove storie. perchè il salato bruciava sulla lingua e cominciava a piacermi più dello zucchero filato e la ruota nello stomaco. è colpa mia che ti ho lasciata sola, bambina bella, e ho permesso al tempo di sotterrarti sotto le macerie dei miei disastri. ma ora sto scavando, bambina, respira perchè vengo a prenderti.

E l'anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo

Che io m'accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione

(dentro marilyn, afterhours) 

e oggi come foglia secca vorrei cadere esausta e svuotata di pianto tra le braccia di qualcuno che mi stringa forte e dica: tu, amore.

abbiamo pensato al viaggio così forte che quando è arrivato il momento di partire non ci ha trovato pronti. la strada era sterrata me lo ricordo bene, portava da nord a sud e viceversa. segnavamo il passo, lasciando a terra giorni e giorni di orme più profonde di noi. a volte mi chiedo quanta polvere abbiamo alzato, battendo i piedi, che ci abbia annebbiato gli occhi prima che il vento d'estate arrivasse a pulire l'aria.

la prima volta che ti ho fatto l'amore ero ad un altezza tale che mi sembrava di volare. ma le ali le avevo posate già da tempo nel cassetto della mia stanza prima che qualcuno me le potesse strappare di nascosto. nell'abitacolo della macchina nuda e fredda sembravo morta tornata alla vita la notte di natale. ci sarebbe stato da leggerci qualcosa di divino. ma in quel momento l'unica religione che riuscivo a comprendere ce l'avevo davanti agli occhi e come un infedele ho creduto solo a ciò che ho visto trascurando volutamente tutto il resto.

sapevamo che la regola della distanza impone molto movimento. sentivo scottare la pelle e il tuo cuore furioso credo di averlo scambiato per il rumore di un treno in corsa. a volte mi chiedo quanto desiderio di noi avessimo dentro prima che un vero noi prendesse vita. la chiamano suggestione, o voglia di innamorarsi. ma quelli che su questa terra sanno dare il giusto nome alle cose poi non sanno più che farsene. io sapevo che stavo volando, non m'importava più con quali ali. non erano le mie ma confidavo nel fatto che se anche te le fossi venute a riprendere io ne avrei avute un altro paio di scorta in fondo al cassetto.

tu mi hai chiesto di amarti come una promessa solenne fatta a Dio la domenica. domandavi la preghiera che ci avrebbe assicurato la salvezza. e io che non avevo altro Dio aldilà di Te rivolgevo parole e devozione e fede all'unico amore che conoscevo. l'ho lanciata al vento quella preghiera, perchè la portasse con sè, da nord a sud e viceversa, e pulisse l'aria dalla polvere che cominciava a bruciare gli occhi.

l'ultima volta che ti ho fatto l'amore ero nel mio letto, accanto a quel cassetto. non volavo più, le ali me le avevi tolte di nascosto mostrando insofferenza ai vuoti d'aria. non sapevi che ne avevo un altro paio di scorta. avrei voluto prenderle e regalartele. ma a cosa serve, ho pensato, impareremo a camminare senza alzare troppa polvere. nuda e fredda sembravo morta e risorta il giorno di pasqua. qualcosa di divino, senza dubbio, c'è stato: la mia preghiera - che non hai ascoltato. oggi ci sarebbe da incazzarsi e bestemmiare forte, eppure so che per tutto il tempo che ci resta, da nord a sud e viceversa e da est a ovest e viceversa, c'è un vento caldo d'estate, colmo di parole e devozione e fede, che la sta portando in viaggio nel mondo urlando l'amore a chi saprà ascoltarla.

Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A
quello che non c'è

posted by Sireann @ 16:21 - martedì, aprile 29, 2008
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Chiari di luna.

- Quindi - la cosa più intelligente che ha fatto mio fratello negli ultimi giorni, più che laurearsi, è stata quella di decidere di andarsene in Inghilterra.

posted by Sireann @ 10:59 - martedì, aprile 15, 2008
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Volutamente.

Due giorni che mi hanno riempito lo stomaco di nodi. Così ora passo il tempo a cercare il modo di scioglierli. Calma, consapevole di quello che è successo nelle ultime due settimane. A me, non a te. Il segreto è che nell'oscurità dei tuoi giorni io ho ritrovato la mia strada. Nelle tue paure e insicurezze ho riconosciuto la mia forza. Per tua negazione io mi affermo ogni giorno. Come se, alla luce di tutto questo, le tue domande diano risposta alle mie. Sono quello che tu non sei. Ho tutto ciò che tu non hai. E ho imparato, da me solamente, a non affondare tra le onde emotive altrui. Che ognuno si tenga i suoi fantasmi, se li faccia amici e ci dorma assieme. E che al mattino li osservi sparire sotto le lenzuola a solleticare i piedi. Sorridendo di quella follia senza esserne soggiogati e sconfitti. Blueberry night e comprendi il significato delle distanze. Due cuori lontani diventano aridi più della carne. Le presenze quanto contano, le apparenze. Chiudi in una stanza due vecchi amanti rancorosi e non ne uscirà una giovane coppia di sposi. Moriranno, uccisi dal loro passato. Dalle colpe reciproche e da un amore senza misura. Il peso squilibrato di scelte diverse. Cambiate nel tempo, chi più chi meno, non hanno trovato collocazione spontanea nella vita dell'altro. Fragilità. Richieste d'aiuto, incapaci di essere gridate, si spengono sotto l'accumulo di niente. Al contrario, la metamorfosi di un dolore centellinato giornalmente trova riconoscenza persino in uno sconosciuto. Perdiamo la tendenza a rivelarci a chi ci ama, a (s)piegarci, a(f)fidarci, al giudizio di chi raccoglierebbe incondizionatamente ogni piccolo frammento di te, fosse anche mischiato a sabbia e vento. Il sangue che ti nutre asciuga più velocemente delle lacrime. Secca. Io credo sia necessario mantenere alta la dignità di ogni verità. Anche la più crudele non può chiedere favori alla paura. Non conosco attenuanti, il compromesso è l'ascolto senza riserve. Le tue parole chieste per non venire travolti dal silenzio di una sempre più radicata assenza. Per riempire gli spazi vuoti. Senza doverne dare necessariamente significato. Puoi gridare senza dire niente. Ma nel tentativo sta la chiave. Butta la chiave e non ci saranno più porte da aprire e scoperte da fare. E nemmeno via d'uscita, di fuga. E nessuna libertà di scelta. Lo strumento non fa il lavoro, è la mano che lo tiene. Non aspetto alcuna soluzione, il tempo a girovagare per menti confuse la porterà senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Ma sarà il tempo a stancare la mente e dare tregua alla sua corsa. Non pensare di trovare di più di quello che avevi prima. Sarà solo diverso. Sempre tu, nuovo e intatto. Ricucito. Ma il gioco degli specchi, le lotte, qualunque controveria resisterà. Perchè noi siamo la controversia che scatena la lotta davanti allo specchio. Ognuno il suo, ci sei tu dietro. Elevandoti a nemico di te stesso combatti ad armi pari. Mulino a vento, non perderai nè vincerai. Sei bipolare. Una giornata buona può essere facilmente scambiata per un'operazione ben riuscita. Mal ripagato lo stesso sforzo con tre pianeti contro. Bandiera non sia il tuo cuore, ma la verità di cui esso è il perno.


"Ciao vita, non temere per me. Vado nel verso in cui mi hai messo"
(Tu, Mio - E. De Luca)
posted by Sireann @ 12:45 - lunedì, aprile 07, 2008
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Storia vera.

allora succede che mentre io lavoro, capita a volte, ho qualche documento word aperto e, capita a volte, che ho aperto pure msn per ciattare con i miei amicicci. capita pure che faccia entrambe le cose. contemporaneamente. tipo che scrivo di qua e di là. Mi sono or ora resa conto che quando questo avviene contemporaneamente può diventare un problema in effetti. (mi sono anche resa conto che non metto le maiuscole dopo il punto)
Esempio: mentre correggo la memoria di un cliente famosissimo che più importante non si può per prepararla al deposito in tribunale, contemporaneamente apro il tubo e, ebbra di passione, copio il linco di codesto video per spammarlo senza ritegno nelle finestre nei miei amicicci con e senza fidansate. E incollo talmente ovunque che questo finisce pure a pagina due della memoria. ahah. Ovviamente non ne me accorgo manco per il gasso e ne stampo 3 copie: originale, copia controparte e copia ufficio. Tutte con la relativa procura firmata da cliente famoso. Metto i timbrini, le fascette, pinzo, fascicolo. Tutto come da procedura, perchè io sono efficiente e bravissima. Poi qualcuno, forse sempre Dio a sto punto, mi suggerisce di dare una veloce sfogliata. E lo vedo. Pagina due centrale recita: società che ha 1http://iotubotutubiluituba.com/ccccccccc45 negozi sparsi sul territorio nazionale.
Pensa che ridere se stamattina il giudice chiamava lollo capo alla cattedra e si guardavano insieme nanetto ed io che passeggiavamo felici per le strade di montagna, pensa. Invece di lavorare.
posted by Sireann @ 22:29 - mercoledì, marzo 05, 2008
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Replica

 

posted by Sireann @ 11:46 - lunedì, marzo 03, 2008
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Dedica.

posted by Sireann @ 21:34 - giovedì, febbraio 14, 2008
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Amici un casso.

Guarda come riesco ad essere competitiva nonostante io non abbia partecipato alla quarta ed ultima sfilata di carnevale a via reggio. L'importante quesito che vorrei porvi è il seguente: tu hai un amico no? che per comodità d'esempio chiameremo con lo pseudonimo di "Teolo". Questo amico lo conosci da tipo sette anni, quando ancora giocavi di ruolo online e pareva avessi anche un discreto successo. Col passare degli anni la vostra amicissia si è rafforzata sempreppiù fino a che lo hai promosso in serie A. Amico di serie A è quello che chiami quando stai male, ti brucia lo stomaco, hai un terribile sfogo cutaneo e credi di avere quella malattia africana che hai letto su wikipedia ma lui ti dice che no, forse dovresti semplicemente smetterla di mangiare cuofani e cuofani di pani e nutelle, un po' di contegno per la miseria fai schifo, e soprattutto dovresti buttare nel cesso quella maledettissima scheda di rete. Una persona importante insomma. Questo amico, ad un certo punto, punto che tu mai avresti immaginato arrivasse, mentre stai passando uno dei periodi più belli della tua vita e, per le ragioni di cui sopra, lo rendi partecipe del tuo entusiasmo straripante, improvvisamente dicevo, lui smette di raccontarti i suoi segreti. Niente più spetteguless. E te lo dice proprio così: Pa' (nome di fantasia), fatti i cazzi tuoi tanto non te lo dico non insistere sciò. E poi ti parla della noia. Del tempo. Del fatto che non hai risposto a un suo sms. Che lui voleva parlarti non di quella cosa lì ma di un sacco d'altre cose per nulla interessanti, sinceramente superflue, e tu non c'eri. Che tu dici, uà e che amicissia di serie A è questa?! Chiaramente cominci a rivedere la sua posizione. E scende inesorabilmente in classifica. Una violenta verticale.
Poi, già che ti trovi, rivedi pure quella di un altro amico che, sempre per comodità d'esempio, chiameremo "Alpino". Egli passa da un ormai fossilizzato stato di mutismo ad un improvviso e patetico ed insistente martellamento su msn fatto solo di: io so!
Per non parlare poi di un terzo amico, chessò chiamiamolo "M." per convenzione, al quale tu dici: ciao! ma dove eri finito? E quello, per spiegare tale mancanza, condensa tutto un discorso di probabili ore e ore in un infantilissimo: (K). Tu domandi, chiedi, interroghi, proponi, postponi, insomma un minimo di interazione porcospino e quello (K). Al centodiciottesimo (K) ho capito che dietro il piccì c'è un trigger denominato: taccia la Pao.
Ma anche le donne non sono da meno eh. Che questo blog non fa distinzione alcuna, si incazza indiscriminatamente co patate e piselli. E' un blog vegetariano (ahah). Dice una tale "Driana": sì esco, poi no non esco, poi sì vengo domani, poi no non vengo, sai ci ho ventisette lavatrici da fare, nevvero sto male vienimi a prendere e portami via e scusa se ti chiamo ammore e con lui ci siamo lasciati per sempre, no forse no aspetta mi sta chiamando, dai ci sentiamo dopo. Dopodelquale, sparisce. La domanda quindi che a questo punto mi sono persa per la via era più o meno questa: ma ti pare?
Così ieri pomeriggio, mentre questi qui se la spassavano noncuranti del momento di crisi che stanno attraversando i nostri delicati rapporti e non so se e quando ci sarà modo di recuperarli, sono andata al cinema co L., promettente amico da poco entrato in seria A (al quale tra l'altro ora do anche l'indirisso di questo blog quindi salutiamolo tutti insieme: Benvenuto Luca! su prendi una sedia e accomodati tra noi). L. mi ha portata a vedere Moretti, quello attore non il mio amico (K). All'inizo ero titubante sai, che io Nanni ci ho sempre un po' di timore a vederlo che non so mai se rischio di crollare rovinosamente in un sonno vergognoso o se mi scappa da ridere quando ci sarebbe da piangere e viceversa, tutto sempre molto vergognosamente. Come se non capissi un cazzo. Stavolta però avevo due ottimi motivi per non rifiutare l'invito. Il biglietto era aggratis e lo spettacolo di pomeriggio, dunque nel pieno delle mie facoltà vigilattive. Il film bello. Un cast che fai uao tutto il tempo e poi ci sono le spalle larghe di Ale Gassman che sono uguali uguali a quelle di quel cosetto rosso del mio fidansato (questo commento facciamo che è una specie di regalo di san valentino va). Altri gesti importanti fatti per amore solo per amore sono: - la timmitribbù; - il biglietto aereo.

Comunque, siete una manica di lurkers insignificanti. 

 

posted by Sireann @ 22:06 - lunedì, febbraio 11, 2008
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Io prosa, tu poesia.

che te lo dico a fare. che da quando ci sei sette ha smesso di essere il tuo numero. sei per me. sei con me. e tutta un'altra serie di (pre)posizioni. poi, a ben vedere, da quando ci sono - ci siamo - sei più uno: sette. ecco. tutto torna. ma solamente se in due. torna. come la poggia di oggi, e insieme all'acqua vedevo scrosciare la tua immagine sul vetro. lenta, liscia. in una goccia che si trascina a fatica sulla superficie. scivola e io ho teso la mano a raccogliera. a prenderla. sei così piccolo che entri in una mano. così grande che se oggi nell'acqua cerco il tuo riflesso vedo me, mica te. ma è un po' la stessa cosa, ci siamo detti amore mio. domani uscirà il sole e non ti vedrò. ma è un po' la stessa cosa, ci siamo detti amore mio. tu e il sole. due stelle sotto il medesimo cielo. me ne cadesse addosso una non esiterei ad esprimere il desiderio di avere l'altra, stella. metereologicamente distratta, disattenta. o forse consapevole che tu sei in tutte le cose. infatuata del mondo perchè fatto di te.

posted by Sireann @ 21:10 - lunedì, febbraio 04, 2008
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Apro ufficialmente il bando di concorso per dare uno spassoso nomignolo al mio fidansato.
Partecipa numeroso.

Nel frattempo lo chiamiamo per nome.
Fidansato venerdì aveva un volo velocissimo diretto a casa mia. Questo sempre perchè io storie semplici e a portata di vialetto. Dopo un mese di estrema diffidenza in cui già mi vedevo attendere il nulla all'areoporto (di nuovo) mi dice - tre giorni prima - che finalmente ha prenotato. Chiaramente gli chiedo di mostrarmi il biglietto in tvcam e controllo data e dettagli volo e passeggero. Tutto fila. La cosa avrebbe dovuto quantomeno insospettirmi tanto da poter almeno ipotizzare improbabili sfighe dell'ultimo minuto. Stranamente invece mi ha pervasa la quiete. Solo un leggero sfrigolìo nella pancia, qualcosa che non torna, il quid che ti manca, insomma hai capito. A tal fine faccio seguire supplica e preghiera interiore affinchè non perdesse il volo per qualcosa che mi ero dimenticata di controllare.
La sera prima.
Io e fidansato ce la chattiamo amorevolmente quando all'improvviso qualcuno, forse Dio, pronuncia le parole: carta di identità. E fidansato ride. E poi aggiunge: ahah, la mia è scaduta nel duemilaeuno, ahah. Un lampo di luce squarcia il cielo della mia stanza e mi ricordo che la lampadina è rotta da più di due settimane. E' l'apocalisse. Fidansato smette di ridere e un velo di terrore gli solca il viso. E' un attimo, entrambe le nostre menti sono oltre. Alla soluzione, all'alternativa.
Lui dice: ma perchè non ho capito non va bene la patente per volare?
Lei dice: no. ti lascio.
Lui dice: uà amò, e la vado a fare domani mattina. che serve?
Lei dice: non ce la farai mai. ti odio.
Lui dice: non ti preoccupare amò! per nulla al mondo perderò quel volo!
Lei piange.
Venerdì mattina alle ore sette antimeridiane la sottoscritta telefona a fidansato per chiedergli com'è venuto nella foto della sua nuova carta di identità. Fidansato risponde che sta sotto casa del fotografo, fra dieci minuti si vanno a predere un caffè e poi aprono il negozio. Mi farà sapere più tardi. Più tardi la sottoscritta telefona a fidansato per sapere cosa ha detto la signora del Comune quando le ha detto di fare subito il rinnovo che ha un volo per Milano alle tre. Fidansato risponde che la signora del Comune è andata al mercato lì dietro a comprarsi una maglietta, torna fra un'ora. La sottoscritta piange, ancora. Alle ore 11.45 fidansato mi assicura che è tuttapposto. Ora serve solo qualcuno che lo accompagni all'aeroporto. Questo il prologo del mio romantico uichend.
Dopo essere stata minacciata di venir abbandonata qualora non mi fossi presentata all'aeroporto (!) per vendetta (!!), sono andata a recuperarlo, stremata e ancora incredula. Poi, per vendetta, l'ho portato a cena da mamma e papà. Scese la notte e questo non è un blog porno. Io si, il blog no. Quindi smettetela di cercare cose come: padrona con frustino a cavalcioni schiavo. Ho smesso.
Al grido di Salmoiraghi e Viganò si fa giorno. Destinazione lago dove fidansato promette (e mantiene) una cena davanti al camino e tante coccole che lui è uomo del sud e me lo deve dimostrare. Così ora sono una ragazzina molto felice a cui fidansato ha cucinato davanti al camino (cioè il camino sta nel soggiorno della cucina, che poi è un unico locale, soggiorno e cucina, non è che l'ho piazzato, sempre per vendetta, davanti al camino col mestolo in mano e una pentola a pressione sulle ginocchia) la pasta panna pancetta e zucchine. La carne no che fidansato credeva di stare in africa sud e per sicurezza mi ha fatto buttare mezzochilo di penne sottili rigate. Metà nella spazzatura (il realtà il vero problema pattume nella terra di monnezzor è che non sanno fare i piatti. sappiatevi regolare e/o compratevi una bilancia. signoramia). Poi, a pancia piena, ci siamo messi sul divano. Per la dimostrazione. Questa cosa la devo da dì perchè è vergognosa. Allora, siamo sul divano giusto? abbarbicati e anche un po' stretti che il divano è piccolo e mamma ancora non ha querelato quelli che ce lo dovevano portare nuovo e grande tre mesi fa. Comunque, madò quanto ho scritto, parte la censura. E siccome a fare censura sul divano dueposti di traverso si sta scomodi ci siamo detti: amò andiamo a letto grr frr e altri suoni onomatopeici di eccitamento e incitamento. Aò, il tempo di sollevare il piumone e un porchissimo ronf mi trapana le orecchie.
Lei dice: amò ma che dormi?
Lui dice: no no. ronf.
Lei dice: ma come no? stai russando. dai chiudo la finestra.
Lui dice: no amò lascia stare, lo faccio io. ronf ronf.
Lei si alza, chiude la finestra e guarda l'ora: sono le 23.20.
Domenica mattina ore otto ci sono voluti ben quindici minuti di strusciamento molto ma molto intenso prima di convincermi a perdonare l'affronto. Poi i supplementari. Prima dei rigori abbiamo deciso di uscire di casa, il tempo di far cambiare aria alle stanze e fare in modo che fidansato potesse, al ritorno a casa, asserire di essere stato sul lago di Iseo adducendo almeno un paio di elementi di prova. Primo elemento: battello. (una stellina di difficoltà). Secondo elemento: isola. (tre stelline di difficoltà, non tutti i laghi hanno un'isola nel mezzo, con questa praticamente li hai convinti ma per sicurezza vai di terzo elemento). Terzo elemento: pranzo a base di pesce di lago consigliato da papà. (meno mille di difficoltà, fidansato si è preso la tagliata).
Sono molto brava a fare i riassunti mi rendo conto. Ma come dire, non è facile farvi partecipi delle sfumature di questi tre giorni. Allora non lo faccio. Quello che vi posso dire - non che vi debba interessare per forza - è che ora ho un disegno sul muro che mi ricorda che da casa mia è passato un ciclone. E' una linea, il contorno di un bambino, girato di schiena con una testa grande così piena di capelli spettinati. Quando tornerà, la mano che ha tracciato quella riga, porterà i gessetti. Per riempire i contorni, di altri giorni, e poi colorarli.

 until the dancing ends

 

posted by Sireann @ 18:12 - martedì, gennaio 29, 2008
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