Il Giappo
Come al solito quando arriva l'invito degli scemi di uscire fuori a cena arriva anche sempre a me l'incarico dell'organizzazione.
Non che la cosa mi sconvolga più di tanto a parte il fatto che non so mai per quanti prenotare, per che ora e soprattutto per quale giorno.
Questo almeno fino a un'ora prima del momento x.
Stavolta pareva invece che sul giorno e ora non ci fossero dubbi, restava qualche riserva sul numero ma un sei col resto di due ci è parso piu che giusto. Non mi ha sconvolto nemmanco il fatto che nonostante il resto di due abbiamo sforato di quattro.
L'ultima volta che avevo cercato di prenotare al Giappo mi avevano testualmente risposto "no mi dispiace siamo chiusi tle settimane, listluttulazione listluttulazione locale". E avevo ripiegato sul mio calabrese plefelito. Quindi mi sono detta, salanno passate tle settimane da un mese fa? E mi sono lisposta di si.
Ho deciso che si poteva provare, anche pecchè a Tottellino non gli piace il Giappo e non mi ci porta mai.
Siamo arrivati stranamente tutti puntuali, pure Arbè si, e siamo entrati già tremendamente mortificati di aver portato quattro persone dippiù in un locale pienissimo. Il Giappoman ha annuito e ci siamo stretti attorno al tavolo nuovo, nella sala nuova di un locale tutto nuovo. Il primo Olè alla vista del posacenere sul tavolo. E io non fumo.
A tale cordialità il pensiero di tutti è stato "locale linnovato plezzi linnovati un ciflo". Il mio pelsonalissimo pensielo è stato "mò m'ammazzano e mi calpestano tutti e nove, uno alla volta".
Sul tavolo veleggiava uno strano menù privo di prezzi che faceva presagire il peggio. E dentro già piangevo.
Ho preso forza e con un filo di voce ho chiesto (di chiedere) al cameriere se a menù fisso corrispondesse plezzo fisso. E un lampo di luce ha illuminato il Giappoman alle parole: no stasela tutto agglatis, selata di inaugulazione.
Uh?
Io guaddavo loro e loro guardavano me. Poi ci siamo voltati a cercare le telecamere. Un tapiro nascosto sotto il tovagliolo. Un Gongolo a forma di posacenere. Gnente. Tutto vero.
Il primo credo sia stato Andre. "Oh chiama gli amici!". La seconda Chiara, vegetariana. "Stasera allora mangio anche io!"
Abbiamo preso il prendibile, ma continuamente afflitti dal dubbio.
Il primo ad uscire è stato Arbè. Incolume, fuori uno. Il fila indiana tutti gli altri, nel lungo corridoio che porta alla cassa ognuno faceva finta di dover dire una cosa importantissma a quello in fondo alla fila pur di non arrivare per primo faccia a faccia col Giappoman.
Lo scontro è stato inevitabile. Ci siamo riuniti attorno alla cassa in attesa di una parola. Poi tutto d'un fiato qualcuno dal fondo: "Siamo apposto cosi allora?"
Attimi che durano una vita, riaffiora alla mente l'ultimo pezzo di salmone pucciato nella salsa di soia, l'ultimo bicchierino di sakè, che hai pure pensato di portare a casa ma visto che la cena è gratis ti vengono i rimorsi.
Poi la sentenza: "Si apposto cosi. Avete mangiato bene?"
Ti verrebbe da dire "emminchia!" ma ti pare un po' volgare e fai sì sì con la testa. Che poi vuol dire la stessa cosa in Giappone nè.
Clap Clap. E visto che la cosa ci è assai piaciuta siamo alla disperata ricerca di locali di nuova apertura.
Passaparola.