Auguri da Frato Natale. E da me.
Auguri da Frato Natale. E da me.
A Natale puuuoooi, fare quello che non puuoi fare mai.
Pao: "Drriana stamattina ha detto che mi avrebbe chiamata per fare du' chiacchiere e invece niente"
M: "sono anni che ti dico che è antipatica, e non lo dico solo perchè non me l'ha data"
Pao: "infatti le do solo uno dei due regali che le ho preso"
M: "e l'altro?"
Pao: "me lo tengo, l'ho già provato e mi va"
M: "incredibile come riesci sempre a trovare il modo di vendicarti prettamente per vie materiali"
Pao: "tra l'altro senza che lei lo sappia in modo da apparire comunque un'amica meravigliosa"
M: "si fa un po' schifo in effetti questa cosa"
Pao: "me ne compiaccio"
Drogatemi.
Apparte il fatto che sono furiosa perchè prima cacate il cazzo che devo scrivere i resoconti, poi nessuno commenta. E io vi vedo stupidi! capito? (teolo, gioia, ce l'ho cottè)
Secondo poi volevo attirare la vostra attenzione sul fatto che sono malata.
Mi sento come una cacca di cane schiacciata sotto le scarpe del mercato e gonfia come il tenerone del drive in. Voi pensavate che fossi in giro a fare i regali di natale, eh? E invece no!
Ho 37.5, il naso tappado da ieri, la tosse secca che mi fa male il polmone, il mal di capa e le orecchie che fischiano.
Perquindi, come potete chiaramente immaginare, non sono affatto di buon umore.
Aggiungici anche che mi sono dovuta prendere un'aspirina e Dio solo sa quanto io detesti prendere concentrati di merda che mi causano altri malanni (vedi: gastrointerite, morte) e che nessuna delle anime a cui sto scassando le balle mi fa le coccole a dovere e la risposta più vicina ad un atto d'amore è stata "quando mi apparirai in sonno da morta dammi i numeri del lotto". Vi odio tutti.
Vorrei poi porre l'attenzione sull'incresciosa situazione burocratica che mi vedrà protagonista nei prossimi giorni.
Dunque, io sto male. M A L A T A. Da leggersi come: non mi devi stressare non sto bene, vattene o portami un cornetto caldo con la nutella.
Già stamattina, in preda alle convulsioni, ho dovuto chiamare lo studio per dire che non sarei andata. E ci puo' stare, ve lo concedo.
Già quando lo studio mi ha detto di chiamare l'agenzia interinale per avvisarli mi è venuto il formicolio alle mani. Ma mi sono ricordata che stavo di merda e ho dato per scontato fossero sintomi influenzali. Ma quando poi la tipa mi ha detto "ci devi portare il certificato medico entro 48 ore dal rilascio" mi sono ricordata che questo è un mondo malato pure lui. E una sola aspirina non basterà, no no.
Quindi mi chiedevo, come cazzo ci vengo domani in piazza Missori a portarti il certificato con questo febbrone da cavallo?! eh? eh? eh?
Ma rimprendiamoci la nostra fantasia (perchè mazinga ce la vuol portare via..). Momento referrers.
Su, si palesi chi è rivato qui cercando culi profondi. (profondi quanto esattamente?)
Coccarda invece al genio del scusa non sei il mio tipo. (mi sa che tu sei il mio invece, apparimi)
A tutti gli altri, e noto con piacere che siete in tanti, che sono giunti a me con fare cacca o fare pipì, ok il messaggio è chiaro.
Devo cambiare la foto del template o questo blog mi diventa un cesso pubblico.
Fine intervallo. Si riparte, cioè il ritorno.
Dunque, dicevo. Recupero la Sara davanti l'aula e subito mi chiede se ho fatto sciòpping. Le dico che per il tempo che mi ha lasciato sola non ho fatto altro che guardarmi intorno, e dentro. Ma no, per lo sciòpping sfrenato ho aspettato lei. Dopo esattamente 10 minuti 10 viene giù che Dio la manda. E si sa, Dio la manda in quel modo solo quando deve salvaguardare il mio triste conto in banca. Ci rifiugiamo in casa sconfitte e ci facciamo di tè bollente e spettegulèss fino alle ore 5 quando, col terrore negli occhi, ci ricordiamo di aver promesso al mondo che avremmo prenotato noi il cinema per la serata. Mentre la sottoscritta lava i piatti (triste destino che mi compete in ogniddove) la Saretta fa il suo dovere di capogruppo.
Ore 19.00. Scendiamo le scale di corsa, giriamo l'angolo e siamo davanti al cinema. Coda fuori ma noi abbiamo prenotato i biglietti, pensiamo compiaciute. Nulla di più vero e falso allo stesso tempo.
La fila la fai uguale e quando arrivi alla cassa corri anche il rischio di sentirti dire che dovevi passare a ritirarli un quarto d'ora fa. Ma tu un quarto d'ora fa eri in fila, giuri e spergiuri, mentre ti guardi intorno cercando inestistenti corsie preferenziali. Alchè il bigliettaro fa una smorfia e ti da i biglietti, aggiungendo che il film sta per iniziare, di affrettarsi che non si trovano posti a sedere (nossignore, keine posti numerati. Praticamente rischi l'overbooking anche al cinema)
Finito il film ci imbuchiamo nel pub vicino per una salutare cena a base di schnitzel e spatzle (con l'umlaut). Per la prima volta ascolto persone che ragionano sul termine mafia e sulla reale situazione in Italia ed in particolare al centro sud. Chiedono, domandano, si interrogano e mi interrogano su cosa c'è di vero di quello che di noi raccontano i film. Dico la mia e la mia interprete tascabile la ripete al popolo in lingua crucca. E' un meraviglioso confronto.
Rimaniamo tre di sette e decidiamo che è serata di balli. Daniel ci porta in un locale in cui suonano musica dal vivo. Ci offre da bere e mi trascina in pista per un'improbabile salsa. La Sara ride mentre giro come una trottola, lui è 1.92 io 1.60 ca. Per fargli fare la piroetta mi sono slogata una spalla.
Il gruppo saluta e il locale si svuota. Noi siamo ancora in dancing mode on e decidiamo di infognarci nel tunz tunz duro del venerdi sera. Il club è affollato, troppo, non si respira. La gente si balla addosso e siamo costrette ad arrampicarci sui gradoni per garantirci spazio vitale. Dopo mezz'ora mi ritrovo a cantare a squarciagola canzoni tedesche, a caso ovviamente. Muovo la bocca alla prima strofa e grido le parole zuruck kommen alla fine del ritornello, le uniche che ho capito. La Sara, mossa a compassione, tenta di tradurmi il testo ma ho una cassa dietro l'orecchia destra e tanto mi basta.
Alle 3.30 decidiamo che è ora levare le tende, affrontiamo il mostro guardaroba, ringraziamo doverosamente Herr Daniel per la bella serata e alle 4 siamo a nanna.
Sabato è stata una giornata splendida. Dedichiamo la mattinata allo sciòpping fallito il giorno prima, compro due anelli a 1 euro l'uno e poi ricevo questo sms:
"Paolletta en una hora estoy en freiburg hbf"
Riconoscerei quelle doppie L ovunque. Un'ora dopo la Sara, Fabietto ed io camminiamo abbracciati sui sanpietrini friburgesi. Ma stavolta nessuna spinta, nessun dispetto, restiamo stretti l'uno all'altro fino alla piazza del mercatino a raccontarci quest'assenza.
Lui ce l'ha fatta, ha lasciato tutto, il Venezuela, casa, e si è trasferito in Svizzera per Lei. Ha trovato lavoro e ora vivono assieme. Continua a parlare una lingua incomprensibile, a metà tra lo spagnolo e l'italiano con sporadici lemmi in inglese o tedesco. E per Natale le ha regalato un set di posate. Insomma continua ad essere un emerito idiota, ma io l'adoro.
Ci raggiungono altri amici, vecchie conoscenze dello studentato. Riaffiorano gli affetti, meno profondi magari, ma comunque sinceri. Mi guardano interrogativi e non si stupiscono affatto quando gli dico che mi è mancato tutto, da subito. Annuiscono mentre mi dicono "qui sono tornati tutti, non puoi dimenticare un posto così".
Accompagnamo Fabio alla stazione e sento il nodo alla gola che sale mentre mi bacia la fronte. Stasera è il suo treno che parte eppure mi sembra di perdere di nuovo un pezzo di me. Mi promette che ci rivedremo presto, vuole farmi vedere casa, farmi conoscere Lei. E io so che manterrà la promessa, di nuovo.
Torno a casa con la Sara, siamo più silenziose. E mi accorgo che il suo dispiacere è forse più grande del mio. Domani sarò io a partire mentre lei è quella che vede sempre tutti andare via.
Domenica mattina ci alziamo con calma, ho il treno alle 12.55. Facciamo colazione e rimpiombiamo nel parlericcio. Chiaramente perdo il treno, ma tanto c'è n'è uno ogni ora!
Non la domenica.
In preda al panico dico a lei di spiegare al bigliettaro che ho un treno per Milano che parte alle 15.04 da Basilea SSB. No problema, mi dice, me ne occupo io.
Mi ritrovo in mano un biglietto per Basilea BAD HBF (evidentemente sono due stazioni DIVERSE). Mentre cerco di immaginarmi clochard per una notte nella stazione svizzera la Saretta sostiene che comunque mi ha fatto risparmiare 10 euri visto che è un regionale. Non ho neanche il coraggio di mandarla affanculo tanto già mi manca. Le assicuro che posso farcela, che arriverò a Milano sana e salva e l'abbraccio forte.
Credo di non essermi resa conto subito di quanto stessi lasciando, ero troppo concentrata a prepararmi la frase da dire all'ennesimo bigliettaro del mio viaggio. Ho passato un'ora a guardare il foglietto con gli orari dei treni, con la vana speranza che tra le 14.11 e le 14.19 ci fossero in realtà 60 minuti. Ma niente i conti non tornavano. Decido di far riaffiorare la delinquente che c'è in me e prendo al volo e senza biglietto il treno che da una stazione porta all'altra. Sono stati i cinque minuti più lunghi della mia vita, ma avevo perfettamente in testa la frase da dire al controllore sfizzero qualora mi avesse sgamata. "Sorry". E poi cadere in una crisi di pianto.
Tutto ciò, per grazia divina, non è accaduto. Alle 15.04 ero seduta accanto al finestrino di un cisalpino diretto a casa. L'altra.
E' un racconto inedito da leggerci negli occhi aprendoli,
E non delimeterei un confine.
Colonna sonora: Una delirante poesia, S. Bersani.
Intervallo.
Intervallo il resoconto viaggio per comunicarvi quanto segue.
Stasera ho la cena aziendale di Natale, devo essere lì alle ore 20.30.
Il piano è: uscire da qui alle 19.00, prendere la metro, raccattare mamma alle 19.30 e arrivare a casa massimo massimo alle 20.00, lavarmi la faccia, truccarmi, profumarmi, vestirmi perbene e non come una fattona, riprendere la macchina per fare quei 20 km che mi portano al locale. (so già cosa mettere, se non cambio idea, di nuovo)
Or ora l'avvocheto ha proferito le seguenti parole: Paola, prima di andare via passi UN ATTIMO da me che rivediamo ALCUNE cose prima che io parta.
Il mio diabilico piano fallirà miseramente, ne convenite amiSci?
Sono dovuta ritornare per forza!
La partenza è stata facile. Se non altro perchè avevo già fatto il biglietto. La prima evidente difficoltà (come sempre quando viaggio in treno) è stata mettere la leggiadra valigia nello scomparto sovrastante la mia testa di cazzo. Perchè se per 3 giorni sono riuscita a portare pure le pantofole pelose giganti devo proprio essere una gran testa di cazzo. Per poi dimenticarmi il dizionario tascabile (testa di cazzo o implicito ottimismo?). Arrivata a Basilea, esausta non tanto per le 5 ore e mezza di treno ma più per quelle quattro scassaballe che hanno spoilerato tutto il tempo su Lost e Desperate House Wife, mi sono diretta assai (troppo) self-confident alla biglietteria per munirmi di ticket Basel-Friburgo.
Vista l'evidente incomprensione linguistica tra me e la tipa mi sono rivolta a lei chiaramente in inglese e ho ottenuto alla modica cifra di 20euri e 57 centesimi il fottutissimo pezzo di carta. Allora cos'ho fatto? quello che fanno tutti. Prendo venti euri e apro il mio bellissimo portamonete. E lei, estrinsecamente stronza, mi dice "nein! keine euro in monete! (non ho il dizionario)". Perquindi sono costretta a darle un'altra banconota da dieci per avere di resto millemila monete in franchi swizzeri. Che si sa, vanno via come il pane in Germania.
Infastidita dalla precisione centesimale della svizzera mi dimentico di chiederle il binario e comincio a girare a muzzo per la stazione con la tremenda consapevolezza che il mio treno partirà fra tipo 3 minuti (svizzeri). Blocco un uomo con la giacca blu e il cappellino rosso che ha tutta l'aria di essere un ferroviere e chiedo delucidazioni. Mi racconta la sua vita in tedesco e io faccio nein nein con la testa. Fino a che capisce che ho una certa fretta e soprattutto sono senza dizionario e mi accompagna con l'indice alle scale mobili che portano al binario. Segnatevelo, binario si dice Gleis. Gleis 4, e si va a Friburgo.
Squilla il cellu, è la Sara. "Sei in Spagna??"
"no, non capivo dove cazzo dovevo prendere il treno e cercavo un poverello a cui dare le monetine svizzere, ma qui sono ricchi pure i poveri"
"a che ora arrivi?"
"alle 4, se non fa ritardo"
"ok alle 4 meno 10 ti aspetto in stazione" (tenetelo a mente)
Ore 16.00. Il treno entra in stazione e io vedo il ponte come avevo immaginato. Sorrido come un'ebete mentre mi tiro la valigia dritta dritta sulla testa, sorrido come un'ebete quando scendo le scalette, sorrido come un'ebete quando esco dalla stazione e mi trovo davanti il kebabbaro. Sorrido meno quando mi rendo conto che la Sara non c'è. La chiamo e mi dice che è in ritardo (a casa), di incamminarmi in centro che mi verrà incontro. Mi metto in marcia immediatamente con la voglia di riempirmi gli occhi fino a farli scoppiare di immagini che già conosco. Attraverso la strada e guardo la scuola. Penso che avevano ragione quando mi dicevano che con gli stessi soldi in un'altra scuola avrei potuto stare li almeno sei mesi e ora non sarei qui a rimpiangere una laurea che arriverà in ritardo (testa di cazzo o cauto ottimismo?), ritorno frivola e guardo la strada di fronte.
La Sara è in fondo al viale e io ho solo tre giorni per recuperare due mesi.
L'abbraccio ci coglie davanti al negozio nici dove un anno fa ho comprato le pantofole pelose.
"sei cambiata!" dice.
"hai capelli più scuri!" dico.
Ridiamo. E stavolta siamo in due ad avere la faccia ebete.
Mi chiede che effetto ha avuto tutto questo. E le dico che non si può descrivere davvero la nostalgia, lo capirà quando tornerà a casa, ma forse per lei - dopo due anni - l'impatto sarà molto più prepotente. O forse la nostalgia non ha mezze misure?
Mi mostra la sua nuova casa, una stanza enorme in un trilocale condiviso con due tedeschi. Mi presenta la coinquilina e mi innamoro delle foto del coinquilino al momento in viaggio in terra messicana. Due ore di chiacchiere ininterrotte e alle sei andiamo in università alle prove di teatro.
I ragazzi sono bravissimi, se conoscessi il tedesco come loro l'italiano sarei una donna completa. Col vantaggio ulteriore che io non avrei neppure l'accento di Papa Ratzinger.
Finite le prove andiamo a mangiare il Flammkuchen. Piadina ricoperta di formaggio e zozzerie. La prima ordinazione in tedesco funziona e nel mio piatto non ci sono mostri. Parlano e parlo. Uno scambio di lingue assai platonico ma molto eccitante. E' giovedi, al Dubliner c'è serata karaoke e noi non possiamo proprio mancare.
La mattina dopo ci abbuffiamo di cornetti e cappuccino e lascio la Sara per due ore di filosofia.
Resto da sola, in centro. Padrona dei miei passi su un terreno che non finirò mai di calpestare.
Mi vorrei perdere tra le vie ma mi ritrovo sempre perchè conosco tutte le strade. E allora mi lascio condurre dall'aria, fredda e carica di pioggia. Vado al mercatino e riconosco persino le bancarelle dell'anno scorso. I profumi dei saponi e del gluhwein. Non compro niente, perlustro ogni cosa riappropriandomi delle forme e dei colori. Ascolto le voci intorno e come sempre non capisco un cazzo. E' tutto esattamente uguale.
(continua..)
Ricordi di viaggio.
Valigia fatta. Enorme, chè non so se farà freddo o no e per sicurezza mi sono portata l'armadio tutto.
Groviglio di sensazioni. Manco da un anno, manca Friburgo.
Saretta pronta a ricevermi. Dice che non è cambiato niente, solo la gente. Qualcuno arriva, qualcuno va, qualcuno torna a salutare. Eccomi.
Riconoscerò tutto, già lo so. Il ponte della stazione sarà la prima cosa che vedrò dal treno, arrivando. E guarderò dall'altra parte, dove c'è la scuola. E poi la Konzerthaus, immensa nella luce dei suoi faretti eleganti. Camminerò sui sanpietrini friburghesi rischiando di cadere nei canaletti d'acqua ogni due passi. Tradizione dice che se cadi nell'acqua sposi un friburghese. Ma stavolta non ci sarà Fabietto ad attentare al mio nubilato.
Mi perderò nei mercatini come un anno fa. E mi accorgerò che il tempo corre come un pazzo e che ci sono troppe cose essenziali che dimentico. La migros, ecco, mi devo assolutamente ricordare di passare a prendere i rosti da portare a casa.
E poi foto, che non farò. Perchè non ne basterebbero mille per farmi sentire ancora così fra esattamente un anno.
Vado.
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Un grassie speciale.
Ad A., la mia migliore amica. Per tutte le volte in cui siamo devastate dai nostri amori folli e cerchiamo asilo politico una dall'altra. Per le paranoie che mi tiri e che non lasciano mai spazio alle mie. Perchè mi vorresti vedere sempre felice mentre io strillo e mi incazzo quando non lo sei tu. Perchè hai imparato ad amarti prima di amare Lui. Per quando mi dici che sbaglio e poi mi richiami e mi dici di sbagliare che tanto ci sei tu a raccattarmi per strada. Per quanto sei insopportabilmente logorroica e per quando sparisci per settimane. Ma io da Lui ti lascio andare se ti fa stare bene.
A T., il mio migliore amico. Per quando mi ascolti senza battere ciglio. Per quando ti arrabbi a morte e mi difendi. Per quando sei giù e ti lasci aiutare. Per quando hai paura e mi permetti di capire. Per quando tiri il carretto e te ne fotti di tutto il resto. Che il carretto si tira una volta sola. Per la lealtà che mi hai dimostrato in sei anni di imperitura amicizia. Perchè stai con Lei e io non sono più gelosa. Perchè mi hai insegnato che Lei e Lui non sono la stessa persona. Perchè ci sei sempre per me. E io non ho mai bisogno di chiederlo.
A M., l'amante perfetto dei miei sogni nascosti. Per quando ti ho detto la frase più bella "Un giorno farai felice una donna". Per gli anni passati a ripetermela. Per quando ti sei lasciato toccare dalle mie parole. Per il tempo in cui ci hai creduto. Per quando ti ho tolto tutto e sei rimasto. Per l'immenso che ti ho dato e te ne sei andato. Per le risate che ancora inaspettatamente ci sono. Per quando hai ricambiato il regalo, "Perchè è esattamente così che io vedo l'Amore. E questa è la cosa più bella che abbia mai letto sull'Amore"
Uno pari.
Ad O., il mio amico pera. Per le parole cattive che ci siamo detti in passato. Per quelle che ci diremo per metterlo a posto. Perchè faremo finta che non sia mai successo e ci chiuderemo nel silenzio delle colpe reciproche. Per quando riapriremo le porte per fare entrare nuova luce, fonte inesauribile di calore. Di cui mai potremmo fare a meno. Perchè (come diceva Voltaire) disapprovo ciò che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.
Ad A., il mio amico severo. Duro e distratto. Per le volte in cui mi hai fatto sentire una merda. Perchè io non potevo sbagliare in maniera così clamorosa. Perchè così mi hai fatto sentire perfetta. Per le volte in cui ti aspetti il meglio di me. E io do il peggio. Per quando usi la terapia d'urto e fai il buffone. Per quando mi hai detto "certe storie vanno esaurite, torna da Lui" pur sapendo quanto sbagliato fosse. E io, stavolta, non sono stata davvero capace di sbagliare di nuovo.
Perchè anche se non ve lo dico mai io di voi - di tutti voi - ho disperatamente bisogno.
Quindi, ditemi, che fate a capodanno?