Me, myself and I.
E siamo qui ad aspettare chissà che cosa. Mentre tutto scorre lento, lento, così lento che quasi ti sembra di tornare indietro nel tempo.
Confidi nel viaggio. Nell'illusorio beneficio che porta il tuo fisico spostamento da un posto all'altro del pianeta. Saccheggi idee sciocche, succhi linfa vitale a chi ti sta intorno per garantirti una boccata d'aria quando la claustrofobia ti attanaglia.
Mediti, ipotizzi, rifletti. Ogni pensiero è una via di fuga dall'analisi che dovresti fare su te stesso. Ragioni, critichi, vaneggi pur di distrarti da tutto ciò che parla di te. Ma la paura di scoprirti vigliacco più di quanto lo siano (inconsapevolmente) gli altri ti si ritorce contro quando ti guardi allo specchio.
C'è quel puntiglio. Quello in fondo allo stomaco, che ti dice che non hai seguito le regole mai. Ma che le hai, al contrario, volutamente cambiate, per un immacolato egoismo, quando ti faceva comodo pur di apparire di un'onestà disarmante.
La verità è un'arma che tu non sai usare contro chi ti ascolta rapito. Perchè la verità è che tu ferisci a mani nude. Schiaffeggiando forte e duro. Ripetendoti la stessa nenia pur di addormentarti placido sugli allori che un pubblico ingrato ti ha messo sotto il sedere.
Poi ti svegli e ci sono io ad attenderti al varco.