Lui aveva l'aereo per Roma alle 16.00 in punto. A dirla tutta la voglia di partire stava passando da quando l'aveva rivista per parlarle di ciò che era successo due sere prima.
Lei lo sapeva perfettamente quello che era successo. Mica le servivano ulteriori spiegazioni.
Un paraculo come pochi si era affacciato alla sua vita e ora voleva uscirne pulito. Ruffiano e vigliacco. E bellissimo, poco da dire.
Ma poche parole in croce non potevano bastare a catapultarla indietro nel tempo.
E' una stronza, aveva pensato, una di quelle che ti rubano attimi di vita mentre tu mastichi le nuvole, e poi se li portano via lasciandoti con un pugno di mosche in mano.
Com'è che da quel giorno aveva iniziato a fare cose che mai - mai - si era aspettato di fare?
Per colpa di quella strega. Così, una volte per tutte, aveva voluto mettere le cose in chiaro.
Mi piaci, certo sei bella, ma stai molto attenta. Io non ci casco, ragazzina. Io non li voglio quei baci dolci. Non credere che bastino due occhi grandi a farmi cedere come il più stronzo dei maschi. Dovrai passare sul mio corpo, beh, cioè no. Hai capito, ragazzina?
Figurarsi se quella stronzetta gli dava davvero retta. Lo sapevano anche i muri che non era capace di stare ferma un attimo e rispettare le decisioni, discutibili sissìgnore, di un uomo che, stranamente, le interessava non poco.
Allora via, o con me o contro di me. E, di solito, quando te la mettevi contro, ne uscivi più che sconfitto. Perdente. Ed era lei che perdevi, per tua stessa mano.
L'aereo delle 16.00 in punto partì e Roma sembrava meno bella quella sera.
Lei aspettava che la solitudine dell'uomo facesse il suo corso. Perchè un uomo solo è l'essenza della fragilità, della paura e del dolore. Così sapeva che abbandonarlo ai suoi pensieri, senza la più misera attenzione, sarebbe stato l'unico modo per farlo ragionare. Su cosa esattamente, non era dato saperlo. Ma un uomo - solo - che pensa, non può che pensare a una donna. E nella fattispecie, a lei.