Make a wish with opened eyes.

Cioè io in realtà non ci scriverei nulla a riguardo. E' una cosa che vorrei tenere per me.
Forse per scaramanzia o forse perchè se lo scrivo poi mi rendo conto che è reale e, se le cose non funzionano, avrei un'ottima ragione per rimanerci male. Mentre se non dico niente, se la chiudo in fondo allo stomaco e faccio finta che sia stato il sogno di un momento preciso, di un attimo, poi non me la posso mica prendere se non diventa realtà. I sogni sono tutti belli quando restano tali, nessuno ci può fare niente. Nemmeno tu.

posted by Sireann @ 16:40 - martedì, luglio 31, 2007
commenti (2)[popup] || commenti (2) in

Quello che non sei

respiri tra i denti i miei pensieri
prima che ritornino
quaggiù nella pancia quelli di ieri
speri non dover sentire mai più dalle labbra
che ti hann saputo dire
di più dei pensieri che non ti so spiegare mai

(Negramaro, La Finestra) 

Lo stava aspettando. Appoggiata alla portiera della macchina da un quarto d'ora.
Gli aveva fatto il solito squillo e lui si era finalmente deciso a muovere il culo da quel divano stracciato che giaceva morto in salotto.
Lo vide da lontano, stretto nella giacca di pelle nera. L'abbracciò, come per salutare chi parte per sempre. Mentre lui, l'aveva giurato, sarebbe rimasto. L'odore di marlboro rosse le entrò nelle narici, arrivò ai polmoni prepotente e le provocò un colpo di tosse.
"sto cercando di smettere" disse.
"merda! così mi ammazzi!"
Salirono in macchina.
"che vuoi?"
"tutto il tuo tempo"
"non posso, lo sai"
"non me ne frega un cazzo. Ora vieni via con me"
"tu sei pazza, io non vengo da nessuna parte"
"scommettiamo? allacciati la cintura"

La sabbia era bagnata. Appena si tolse le scarpe sentì il gelo sotto i piedi.
Da lontano arrivava flebile il suono dei vaffanculo che lui le stava gridando dalla macchina. Poi, finalmente, la raggiunse.
"tu la devi smettere di fare queste stronzate, hai capito?"
"dai siediti e togliti le scarpe"
"non sto scherzando, questo è un rapimento!"
"oh quante storie! ti ho chiamato, ti ho chiesto di vederci e ti ho portato al mare! a me sembra più un appuntamento che un rapimento"
"che vuoi ancora?"
"parlarti, mi sembra chiaro"
"sono settimane che non ti fai sentire, stronza"
"lo so"
"e ora decidi che vuoi parlarmi? io non sono quello che vuoi, lo vuoi capire o no?"
"sicuro?"
"si non è possibile. Non sono io"
"lo vuoi davvero sapere cosa sei tu?"
"avanti sentiamo, cosa sarei?"
"Tu sei quello che mi ha ridato il sorriso dopo che lui me l'aveva tolto. Tu sei quello che mi ha convinta che puo' esistere davvero empatia fra le persone. Tu sei la mia empatia. Tu sei quello che avrei portato sulla sua tomba. Tu sei quello che avrebbe capito che le mie lacrime non erano dolore ma solitudine. Tu sei quello che mi ha ricordato che è dannatamente bello sbattere la faccia su un'altra faccia. Tu sei quello che era un bambino magico. Tu sei quello che è impazzito quando ha capito la verità. I bambini sono angeli, non maghi. Tu sei quello che ha tirato fuori tutta la bellezza che c'è in me. Tu sei il premio per chiunque ti trovi. Tu sei quello che in un attimo ti fa da padre e madre. Tu sei quello che se te ne vai cala il silenzio e si spengono le luci. Tu sei quello che ha dato forma ai miei desideri istantanei. Alle mie voglie. Alle corse contro il tempo. Alla furia della vita. Tu sei quello che mi ha mostrato che quelli come te non lo sanno quanto cazzo sono belli. E ora avanti, urla al mondo quello che sei, prendimi ad esempio se vuoi, invece di angosciarti per tutto quello che non sei"

Piangeva. Poi le prese il viso fra le mani e la baciò.

(tratto da Pao, "I deliri di una trentenne",  fortunatamente inedito) 

 

 

posted by Sireann @ 20:32 - sabato, luglio 21, 2007
commenti (2)[popup] || commenti (2) in

Dark side has sense of humor.

Io non so come dirvelo.
Un sabato sera che a volerlo raccontare mi viene da piangere e ridere insieme. Ma piangere di brutto eh. E ridere a crepapelle. Ho ancora addosso la sensazione di essere entrata in un universo parallelo, che ha sbloccato per sempre una parte di cervello e di coscienza senziente. Ora comprendo il significato della frase: ho visto cose che voi umani. E lo capisco solo ora perchè è solo ora che comprendo il mio essere tremendamente comune. Io sono una persona media. Notte e giorno. Evito di proposito di usare la parola normale perchè inizio seriamente a dubitare che ne esista il concetto. Che io parlo per concetti, non vivo eccentrismi di nessun genere, non ho un target, un colore, un suono preciso. Io non so catalogarmi. Come la maggior parte. Ecco, forse è questa la mia collocazione. All'interno della maggioranza. Per pensieri, suoni e colori.

Sabato sera ho visto cose che la maggioranza ha già abbondantemente visto. Per strada, nei bar, in qualche locale. Ma io, due sere fa, ho vissuto una realtà che solo pochi hanno avuto il piacere, o il coraggio. Sabato sera ero circondata di uomini vestiti di rete e lattice, qualcuno in minigonne inguinali e in mano un frustino. Donne in tutù di tulle sotto il quale non riuscivi a vedere la presenza di una qualsivoglia mutanda, qualcuna toccava qualcun'altra. Ero tra i dark. Io che ho una borsa da viaggio rosa coi fiori gialli che è un po' immagine di quello che sono. Io che canto Mina al karaoke e mi incazzo perchè nessuno mi ha portata al concerto dei negramaro. Io che compro le ballerine rosse dai cinesi e metto avatar di fate, mica streghe. Io che il nero mi sbatte la faccia. Mi fa sembrare più magra, e poi andiamo è estate, guarda questo verde come mi illumina il viso. Io che bevo cocacola, frutta spremuta decorata di ombrellini. Io che apertivo alle 20 al MOM di viale Montenero. Io che mi dispiace non venire alla cena letteraria a commentare frammenti di libri e poesie, ma c'è lui e io lo devo dimenticare. Io che mi guardo attorno per cercare ispirazione in un nuovo taglio di capelli. Io che cerco il sole ovunque, affinchè mi bruci la pelle di cioccolato. E intorno vedo creste alte, chiome gonfie e laccate. Rigorosamente nere. E poi facce bianche di cerone, pallide, gelide, sul quale batte forte un paio di labbra viola e un occhio vitreo. Io che mi sento fuori posto e li guardo tutti. Guardo voi che mi ci avete portato e vi vedo fuori posto. Guardo loro, quasi spaventati dalla presenza dei miei sandali verde pastello. Che mi guardate, sono io il particolare stasera. Uno schiavo si avvicina e mi dice che sono bella. Ha un collare e un gancio, vuol fare di me la sua padrona. Ha un guinzaglio, una frusta. Ho paura me li porga con aria supplichevole. Poi ripete che sono davvero molto bella, me lo dice con un velo di imbarazzo e uno slancio appena accennato. Poca roba. Come lo farebbe uno qualunque. Come lo farebbe la maggioranza.

posted by Sireann @ 12:00 - lunedì, luglio 16, 2007
commenti (1)[popup] || commenti (1) in

Generational profile.

Fate spazio ai giovani. E' venerdi, il mio amico finalmente ha uno stipendio fisso. Bisogna festeggiare. Hai un'età, dio santo. E una maglietta da far invidia ai pezzi grossi dello style system, zio. Zio? Non hai più una scorza di credibilità da spacciare per vera. Ma io, come lui, metteremo ancora una buona parola per te, sempre. E' non è solo, credimi, perchè io quella maglietta la voglio. Con la mia faccia stampata sopra. Fottuto style system, non mi avrai. Mi fate paura, tutti quanti, e mi piacete, tutti quanti. Non ho capito molte cose, perchè le parole che hanno usato avevano un suono che non classificherei come orecchiabile. Quando la musica non ti piace cambi stazione. Quanti treni hai perso in questo modo, fratello?

Ci sono strani meccanismi in atto quando entri in casa d'altri. Tutt'attorno è: tu. Pile di libri scomposti ricoperti di polvere. Nuovi, mica vecchi. Fanno da arredamento tanto quanto un divano blu. Fuori sul terrazzo facce nuove, straniere. Chi le guarda per la prima volta potrebbe pensare di averle già viste, là sul quel terrazzo. Ma sui bordi le candele gialle di citronella non c'erano ancora. La fisionomia permea l'universo. Tu e lui siete simili, dicono. Non faccio fatica a cercarti sulla faccia di un altro, tanto gli occhi non sono mai gli stessi, ribatto, anche te li avessi cavati io stessa per regalarli a lui.
Dentro si parla ininterrottamente di tutto, toccando livelli così alti che le ali proprio no, non pensavo di averle mai avute. La gente è perfetta. Non uno fuori posto. Mai una parola di troppo. Adeguati alla circostanza. Nessuna omologazione, diversamente necessari. Contestualizzati sulla falsa riga di una compagnia di pischelli. Trentenni si sussurrano ancora porcate nell'orecchio. E mi piacete tutti quanti, indistintamente. Tu, tu e tu. Tu suoni, tu scrivi, tu canti, tu non lo so che fai ma a me fai ridere. Tu dormi. Io dormo. Tu mangi. Tu no. Quanto speravi di mangiare sushi stasera, fratello?
Fate spazio ai giovani. Noi si va a ballare. Un'altra volta, zio. Non è mai troppo tardi per il rock.

posted by Sireann @ 13:37 - domenica, luglio 08, 2007
commenti (2)[popup] || commenti (2) in

Di quando tutte le tue più rosee aspettative si dissolvono in un sonoro poff.

L'oroscopo del mese di luglio dice che s'innamorerà. Lei crede agli oroscopi, perchè in fondo ci puoi leggere dentro quello che vuoi. Per tirare avanti. Poi però si rigira nel letto, la notte, quando le lenzuola diventano strette e pesanti. Avverte il fastidio, sulle gambe, e il ronzìo di una zanzara che le gravita intorno. Nel groviglio di sensazioni che riempiono la pancia ci puoi trovare anche la nostalgia.
Può il ricordo di una cosa mai esistita fare male come se fosse stata reale?
L'inconscio fa scherzi da prete, si sa. Lei è capace di sognare cose che altri non si sognerebbero mai di vivere, quando la musica dice quello che le parole non sono in grado di fare. Lui ha tutto, il cielo e il mare. Ha scavalcato il muro e le si è seduto accanto, una sera, per raccontarle una storia bellissima. Quando è finito il suo racconto si è alzato ed è andato via.
"Era solo un racconto" ha detto.
Lui non crede agli oroscopi, perchè in fondo ci puoi leggere dentro quello che vuoi. Meglio guardare avanti.

posted by Sireann @ 17:18 - martedì, luglio 03, 2007
commenti [popup] || commenti in

No time for loser.

Alla fine è riuscito a convincermi. Io, nella squadra, a giocare a beach volley per ventiquattrore filate. E' che il Teolo ha un forte ascendente su di me. Basta che pronunci la parola maschio e io divento subito plasmabile come il pongo. Così, ho tirato fuori le ginocchiere rosse, i pantaloncini e la canottiera. Pur consapevole del fatto che mi sarei accasciata al suolo dopo circa un minuto. Stecchita per insolazione. E invece no. Mi ha sbattuta fuori squadra prima, perchè altre due persone garantivano la loro presenza tutte e le ventiquattrore. Mentre io, che sono una persona notoriamente sincera e corretta, ci ho detto subito la verità. Ho sonno. Devo dormire, non reggerò. Aiuto.
Lui ha detto che sono vecchia dentro e io, che sono una persona notoriamente orgogliosa, ci ho detto: ah si?! e allora vengo!
Poi lo smacco.
Sentiamo Teolo, a che ora se ne è andata la prima persona? E la seconda?
E chi è rimasta tutto il tempo a fare il tifo per voi? Mpf.

Secondo test clinici io devo dormire su un materasso eminflex anche in tenda, ma se per una circostanza sfavorevole - tipo che il Teolo si è dimenticato il sacco a pelo - questo non succede, non muoio. Non subito almeno. Riesco a tornare a casa in macchina, superando pericolose barriere architettoniche quali alberi, campi, pannocchie e uscite autostradali molto mal segnalate, mangiare gli spaghetti ai frutti di mare piccanti che ha fatto papà e solo dopo essermi scofanata un kilo di ciliegie collassare mollemente sul materasso (eminflex) per le restanti 18 ore della giornata. Tralasciando il fatto che l'alpino mi ha svegliata non una ma ben due volte per fare il gioco del come va - tunnellellè - cade linea - ti richiamo - e così via.
Stavolta però gliel'ho detto. Gli ho detto popo: Alpino sentimi bene, io ho fatto la ventiquattrore. Il fatto che non abbia effettivemente giocato è irrilevante. Io c'ero, e tanto basta per arrogarmi il diritto di dormire 18 ore di seguito e senza interruzioni prive di significato. Sei forse tu sessualmente appetibile? Poi, mi chiami sempre dalla Cisa. La Cisa è piena di gallerie, si sa. Quindi hai due possibilità: o ci sentiamo quando arrivi o prendi l'A1.
Lui ha risposto che sono una stronza perchè non lo chiamo mai.
Non sapevo davvero che dire di fronte a tale esternazione di bene e dolcezza. E' che io viaggio poco, ho risposto.

Comunque stavamo parlando di altro, sono andata in questo paese che si chiama Cogliate. Con la GL. Per non farci mancare nessuna difficoltà linguistica noi.
Sono arrivata in ritardo quanto basta perchè il Teolo montasse da solo la tenda. Giusto in tempo per apparecchiare le mie chiappe sul materassino bucato e intavolare il torneo di scopa. Nettamente superiore in qualità e spessore a quello di tiralapalla. Io ho vinto, Teolo ha perso, io ho vinto di nuovo, Teolo ha perso ancora. Praticamente quando io vincevo, il Teolo perdeva.
A detta sua questi episodi indicano chiaramente che la mia vita sentimentale subirà un ulteriore tracollo, se possibile.
A detta mia, non è davvero possibile.
Comunque per non avvilire maggiormente la sua verve competitiva mi sono prodigata in strani magheggi e, misteriosamente, la squadra Yatta è arrivata quarta. Peddire.

 

posted by Sireann @ 17:32 - lunedì, luglio 02, 2007
commenti (2)[popup] || commenti (2) in