Quello che non sei
respiri tra i denti i miei pensieri
prima che ritornino
quaggiù nella pancia quelli di ieri
speri non dover sentire mai più dalle labbra
che ti hann saputo dire
di più dei pensieri che non ti so spiegare mai
(Negramaro, La Finestra)
Lo stava aspettando. Appoggiata alla portiera della macchina da un quarto d'ora.
Gli aveva fatto il solito squillo e lui si era finalmente deciso a muovere il culo da quel divano stracciato che giaceva morto in salotto.
Lo vide da lontano, stretto nella giacca di pelle nera. L'abbracciò, come per salutare chi parte per sempre. Mentre lui, l'aveva giurato, sarebbe rimasto. L'odore di marlboro rosse le entrò nelle narici, arrivò ai polmoni prepotente e le provocò un colpo di tosse.
"sto cercando di smettere" disse.
"merda! così mi ammazzi!"
Salirono in macchina.
"che vuoi?"
"tutto il tuo tempo"
"non posso, lo sai"
"non me ne frega un cazzo. Ora vieni via con me"
"tu sei pazza, io non vengo da nessuna parte"
"scommettiamo? allacciati la cintura"
La sabbia era bagnata. Appena si tolse le scarpe sentì il gelo sotto i piedi.
Da lontano arrivava flebile il suono dei vaffanculo che lui le stava gridando dalla macchina. Poi, finalmente, la raggiunse.
"tu la devi smettere di fare queste stronzate, hai capito?"
"dai siediti e togliti le scarpe"
"non sto scherzando, questo è un rapimento!"
"oh quante storie! ti ho chiamato, ti ho chiesto di vederci e ti ho portato al mare! a me sembra più un appuntamento che un rapimento"
"che vuoi ancora?"
"parlarti, mi sembra chiaro"
"sono settimane che non ti fai sentire, stronza"
"lo so"
"e ora decidi che vuoi parlarmi? io non sono quello che vuoi, lo vuoi capire o no?"
"sicuro?"
"si non è possibile. Non sono io"
"lo vuoi davvero sapere cosa sei tu?"
"avanti sentiamo, cosa sarei?"
"Tu sei quello che mi ha ridato il sorriso dopo che lui me l'aveva tolto. Tu sei quello che mi ha convinta che puo' esistere davvero empatia fra le persone. Tu sei la mia empatia. Tu sei quello che avrei portato sulla sua tomba. Tu sei quello che avrebbe capito che le mie lacrime non erano dolore ma solitudine. Tu sei quello che mi ha ricordato che è dannatamente bello sbattere la faccia su un'altra faccia. Tu sei quello che era un bambino magico. Tu sei quello che è impazzito quando ha capito la verità. I bambini sono angeli, non maghi. Tu sei quello che ha tirato fuori tutta la bellezza che c'è in me. Tu sei il premio per chiunque ti trovi. Tu sei quello che in un attimo ti fa da padre e madre. Tu sei quello che se te ne vai cala il silenzio e si spengono le luci. Tu sei quello che ha dato forma ai miei desideri istantanei. Alle mie voglie. Alle corse contro il tempo. Alla furia della vita. Tu sei quello che mi ha mostrato che quelli come te non lo sanno quanto cazzo sono belli. E ora avanti, urla al mondo quello che sei, prendimi ad esempio se vuoi, invece di angosciarti per tutto quello che non sei"
Piangeva. Poi le prese il viso fra le mani e la baciò.
(tratto da Pao, "I deliri di una trentenne", fortunatamente inedito)