28 anni.
Di questo passo andrà sempre peggio.
28 anni.
Di questo passo andrà sempre peggio.
Mailand Soccer.
E no. A me non sta bene che mi si dica che sono una persona che non sa ascoltare. Perchè tu non mi conosci ma io, modestamente, ho l'orecchio assoluto. A volte ascolto persino quello che sarebbe meglio non sentire. Io osservo e indovino. Poi capita che faccia finta che vada bene lo stesso. Che l'imprevidibilità regna sovrana a questo mondo e, chissà, magari mi sbaglio. Che forse stavolta ho una chance. Invece poi: no. Non si sfugge ai propri desideri.
E si. Ho un brutto carattere. Io corro. Penso veloce e non mi piacciono le situazioni irrisolte. Voglio tutto e subito. Non ho pazienza e raramente concedo tempo. E' per questo che mando a puttane qualunque cosa nel giro di poco. Ma bada bene, mai e ti giuro mai, ho fatto la scelta sbagliata. E si. Forse qualcuna avrei dovuta farla prima, qualcun'altra magari dopo. Ma nessuna - nemmeno una - si è rivelata infine una scelta sbagliata.
Hai ragione su una sola cosa: nelle storie d'amore bisogna sapersi muovere e non muovere a tempo dovuto. Un bravo calciatore è quello che sa quando è il momento giusto per lanciare l'assist. Se sbaglia la squadra perde. E' questo che lo differenzia da un dilettante. Hai usato una strana metafora, lo ammetto. Ma vedi, se il bravo calciatore non è adeguatamente allenato. Se il suo compagno, incomprensibilemente, si muove senza logica sul campo. Se insieme non hanno mai studiato uno schema preciso. Se si ritrova sempre a dover improvvisare, a dover pensare per due, talvolta come se il suo compagno fosse l'avversario. Se non lo trova più così divertente. Se si sente profondamente solo a giocare questa partita. Beh.
Il bravo calciatore, secondo me, cambia squadra.
Venerdì di una settimana fa a quest'ora.
C'era il palco. C'erano le tribune laterali, dove ci siamo seduti già stanchi. A me gocciolava il naso e a te una dottoressa aveva appena detto che "è meglio fare un controllo più approfondito prima di iniziare il torneo di calcetto". Così io mi sentivo a pezzi, tu prematuramente vecchio. Ci siamo seduti a parlare mentre la platea si riempiva di ragazzi che avrei invidiato di lì a poco. Mi hai raccontato di quell'altro. Quello che non sento da un po', per sua scelta. O forse per mia scelta. C'è stata una scelta, dunque, ma non mi ricordo più di chi. Hai aggiunto che non ne volevi parlare perchè la ragione stava dalla mia parte. Ma questo, amico mio, era esattamente la ragione per cui io ne avrei voluto parlare.
Per spiegarti.
Per spiegare che io, da oggi, non me la prendo con le persone che fanno le cose strane. Che fanno particolari scelte. Quelle io le rispetto. Io diffido e allontano i disonesti. Quelli veri e quelli apparenti. Perchè arriva il giorno - ma finchè non arriva non ci credi e quindi aspetti - in cui realizzi ciò che davvero vale la pena. Ciò che ti interessa dare e ricevere dagli altri. Soprattutto da coloro che ti vogliono con-vivere. Così smetti di pensare che possa succedere, che capiti, così per caso o distrazione, di cadere per così poco. Ma quale destino universale, quale casualità di eventi universale, quale sfiga universale. Ti riappropi del tuo concetto di responsabilità personale. E cominci a coltivare una sana intolleranza verso i poveri di spirito. Verso quelli che hanno toppato strategia perchè non hanno riflettuto abbastanza. Verso quelli che hanno chiuso le porte per paura di parlare al vento. Chè il vento si porta via le parole. Hanno dimenticato che il vento, talvolta, crea il caos necessario a rifocillare l'anima. A darle colore o una nuova pelle dentro la quale esplodere. Allora io ho smesso. Di dare a chi non è pronto. Di credere che ci sia speranza per chi non cerca una soluzione diversa dall'aridità. Di volare alto aggrappata a chi ti guarda in superficie e ascolta solo per metà. Di raschiare il fondo del barile così forte e poi immaginare di spuntare magicamente dall'altra parte, in un mondo nuovo.
Stava quasi per finire il concerto quando mi hai chiesto di scendere tra loro. A ballare. Ti sei solo in parte avvicinato a quello che la mia mente aveva elaborato nei giorni precedenti. La calca, le persone, l'odore dei suoni, i salti. Mi hanno ricordato che il tempo passa veloce e io non mi drogo ancora. E sono ancora stanca. E ballo.
Datemi ragione, ho solo un'opinione
Potrei darvela indietro in cambio l'illusione che
Stiamo giocando, che ci stiamo amando
Che continua se, io conto fino a tre
1 2 3 stella ti muovi e sei perduto
Comincia da capo chi ha avuto ha avuto
(Bandabardò)
Senza lasciare traccia.
Come quando ho mollato tutto. Così, da un giorno all'altro. Una mattina mi sono svegliata e ho deciso che quello che volevo era altrove. Allora ti ho chiamato e te l'ho detto. E tu mi hai risposto che dovevo andarmelo a prendere. Io non ci credevo che fosse possibile, decidere intendo. Uno passa una vita intera a desiderare qualcosa, un'idea, e quando l'ha scovata poi non decide. Stenta a credere che si possa andare a prenderla. Così, da un giorno all'altro. Oggi sei questa qui e domani sei quell'altra, quella che ha preso la decisione. Nel mezzo, anni di psicoanalisi autoindotta e censure emozionali. Così ti sono passata a salutare a casa, a sorpresa, senza avvisare. Mi sono vestita e sono passata a dirtelo. Me ne stavo andando altrove. Dove avrei trovato quello che volevo. Allora tu mi hai guardata e hai pianto. E io ho capito che quello che volevo non era vederti piangere per la mia partenza. Ma tu, me lo hai confessato poi, piangevi per altro. Perchè eri felice. Per me, per te. Di avermi dato la risposta giusta alla domanda giusta. Che non è mica facile. Quando i tempi e i modi s'incastrano così spettacolosamente bene non è mica facile non mettersi a piangere di felicità. Io però questa cosa non l'ho capita subito, ho frainteso. Così ti ho preso per mano e ti ho portato dentro, nella tua stanza. Mi sono seduta sul letto, tu hai preparato lo zaino e fatto una telefonata. Quattro magliette, un pantalone lungo e uno corto. Poi sei andato in cucina, dal frigo hai preso l'ultima birra e svuotato il posacenere. Senza lasciare traccia, ho pensato. Una mattina ti sei svegliato e non sapevi che avrei deciso di darti ragione. Ci pensavo e ridevo, mentre tu piangevi perchè io mollavo tutto. Così, da un giorno all'altro.
Per questo amore grande, che deve ancora arrivare, che porterò lontano affinchè impari tutte le strade possibili per tornare a casa.
All over the world.
Siamo agli sgoccioli. La Saretta torna a fine settembre. Definitivamente. E’ la mia ultima occasione e non posso davvero lasciarmela sfuggire. Le ho detto cosa deve fare. Il mio regalo di compleanno. Ha detto che lo farà. Poi – spero – di pagarne le conseguenze. Prendi un foglietto, le ho detto. Scrivici su, a caratteri cubitali, TI AMO. Vai all’Irish Pub vicino scuola. Entra e cercalo. Trovalo, l’australiano. Guardalo dritto negli occhi e digli:
“da parte della mia amica italiana. Il bacio torna a dartelo di persona.”