Andare.
Questo è facile. Lo so fare.
E' come un girotondo.
Di quelli belli. E di quelli no.
Auguri.
Andare.
Questo è facile. Lo so fare.
E' come un girotondo.
Di quelli belli. E di quelli no.
Auguri.
Evidence.
Ciao.
Sabato dovevo vedere il mio amico alpino ma poi non è venuto a Milano e quindi io sono rimasta da sola con te. Il giorno dopo poi mi ha chiamata e io gli ho raccontato un po' di noi. Chi sei. E lui, ad un certo punto, mi ha detto: Pa', ma io non credevo ti piacessero davvero le persone così. Ma ora che mi ci fai pensare è già successo. E' vero. Ok vai avanti, però stai attenta. Non cambierà, per favore non stare male per una cosa che hai scelto consapevolmente. Per il resto vai avanti. Ma stai attenta, non ho voglia di raccattare la tua poltiglia per strada.
Gli ho detto chi sei. Gli ho detto che mi scrivi tantissimo e mi parli di più. Gli ho detto che io ti ascolto rapita adesso e che dentro ogni tua parola cerco una risposta per poi restituirtela di nuovo come fosse la mia. Gli ho detto che sono felice. Gli ho detto che siamo molto amici e che il tempo rafforzerà questa amicizia fino a farla diventare immortale. Gli ho detto che il futuro non lo voglio conoscere, non me ne frega niente. Gli ho detto che non mi voglio distrarre da questo presente. Gli ho detto che sabato mi sei venuto a prendere alle quattro per andare a comprare un regalo di compleanno. Un paio di guantini da palestra. E poi ci siamo persi nelle stradine di campagna alla ricerca di un blockbuster. E poi, quando l'abbiamo trovato, non sapevamo che film prendere. E tu mi hai detto: qualcosa che mi faccia sognare. E io ho riso mentre allungavi la mano a prendere qualcosa che secondo te aveva la copertina sufficientemente fantasy. Ma poi lo abbiamo trovato: Servillo. E tu eri contento di poter vedere una cosa che ti ho fatto conoscere io. Gli ho detto che siamo tornati a casa, a fatica, sempre a perderci per quelle stradine di campagna. Ho accesso il computer e ho iniziato con le foto dell'Irlanda. Prima le mie e dopo quelle di Teolo. Per ognuna dimmi cosa e dove, hai detto. Ma tu conoscevi già tutto, tu l'ami l'Irlanda. Gli ho detto che eravamo sdraiati sul letto con la testa uno sull'altra, di fronte allo spettacolo più bello che entrambi abbiamo mai visto. E poi gli ho detto che ti ho preparato la cena. E che mangi un sacco. La pasta, ti ho fatto la pasta. Tu hai aperto la scatoletta di tonno mentre io tagliavo i pomodori. Poi, siamo tornati sul letto ad ascoltare Damien Rice mentre la pasta scuoceva sul fuoco. Gli ho detto che solo dopo, finito di mangiare, abbiamo finalmente messo mano al dvd. Seduti sul divano in taverna, le mie gambe sulle tue e una coperta su entrambi. Il dolby acceso e lo schermo grande: per farti sognare. Gli ho detto che mi hai massaggiato un piede tutto il tempo, fino a farlo addormentare. Infine, ti sei meravigliato che non soffrissi il solletico sotto la pianta. Gli ho detto che improvvisamente hai iniziato a starnutire forte. E piangevi, o almeno a me sembrava così. Ti sei fatto tutto rosso in volto e gli occhi bruciavano. Gli ho detto che hai scostato il plaid e ti sei alzato. La maglietta era coperta di pelo felino e tu continuavi a smoccolare senza freno. Sono allergico, mi hai detto. E io sono scoppiata a ridere perchè non lo sapevo e tu intanto stavi soffocando. Ti ho fatto togliere la maglietta e te l'ho pulita. Poi te ne ho data una mia. Tienila, ti ho detto, e vai a lavarti il viso. Dopo un quarto d'ora sei uscito dal bagno che avevi una faccia che l'avrei baciata tutta in un sussurro di scuse. Gli ho detto che avevi paura di sederti di nuovo sul divano e guardavi con aria di sfida il gatto che ti seguiva. Ma poi ti ho convinto. E' la coperta, ti ho detto. Il gatto ci deve aver dormito su, ma il divano è pulito. Così, gli ho detto, ti ho convinto e ti sei seduto di nuovo, mi hai preso le gambe e hai rispreso a solleticarle. Eravamo al secondo dvd: Troy. Gli ho detto che sono un po’ di mattine che ti svegli ascoltando Baricco che commenta l'Illiade. E che volevi verificare se il film fosse fedele al testo. Gli ho detto che mentre constatavi che no mi nascondevi la testa sul petto quando c'erano le scene cruente. Che io mi impressiono. E hai detto che non si possono guardare i film con me, che sono infantile. Ma intanto mi accarezzavi i capelli mentre mi premevi la testa sulla maglietta pulita. Poi si è fatto tardi e ti stropicciavi gli occhi stanco. Vai a casa, ti ho detto. Si, e ti sei alzato. Ho aperto la porta e sei uscito. Sei rimasto immobile sulla soglia e parlavi. Forse hai detto una cosa tipo grazie di tutto, non mi ricordo. So solo che io stavo già pensando a dopo. A quello che non sarebbe successo. A quando ti volti e te ne vai e io già lo so e penso sempre lo stesso, che me l'aspettavo. Ero assorta e non ti ho ascoltato. Mi sono destata solo quando ti ho visto sporgerti sulla mia faccia con la labbra protese. Così ho girato la faccia e ho lasciato che mi baciassi la guancia. E' così che succede, lo so bene. Difatti poi ti sei voltato e sei andato via, e io ho pensato che già lo sapevo, che me l’aspettavo.
Questo succede quando nessuno dei miei amici è connesso a messenger.
Cosa ha fatto la Pao in tutto questo tempo che è tornata dall'Irlanda, a parte disimparare l'italiano?
Caro blog,
sono due settimane che sono tornata in ufficio che era meglio che non ci tornavo. La cosa più spaventevole si è verificata venerdi scorso sera, prima di uscire e trascorrere un fantastico weekend coi miei amici tedeschi (uno) al lago. Lollo capo era arrabbiato, ma così arrabbiato che io non sapevo perchè. A un certo punto mi fa: poi lunedì la cazzio con calma (serissimo). Io, giustamente, mi sono cagata in mano. Quindi ho passato un weekend di merda. Per colpa sua. Perchè poi ho scoperto che cosa avevo fatto. Effettivamente eh, vabbè ci siamo capiti. Comunque non si può dire a una: la cazzierò. Tempo futuro settimanale. Cioè, o lo fai subito o lo fai lunedì senza preavviso. Non è che mi fai vivere nel terrore per la bellezza di tre giorni e poi non succede niente. No perchè poi lunedì mica mi ha cazziato. Che io gliel'ho anche ricordato (e poi dice che mi scordo di ricordagli le cose). Ci ho detto: Avvocato, lo so. Oggi dobbiamo litigare (mogia). E lui mi ha risposto: litigare? e perchè? E io: come perchè? me l'ha detto venerdì che mi doveva cazziare! E lui: ah si, no vabbè niente. Ma ha gli occhiali nuovi?
...
Ora, mi domando.
Non è da attaccare al muro e abboffarlo di mazzate fino a che non mi sgrida come fa un capo normale a cui non hai rinnovato l'assicurazione della macchina della moglie e quella ha fatto il ciocco a macchina scoperta?
Lo è, secondo me.
Nel frattempo la mia storia d'amore con ricciolo prosegue come se non fossimo fidansati. E infatti non lo siamo. Però ricciolo ed io andiamo a teatro. Che tu dici, bravi bello il teatro. Si ma io volevo andare a vedere Servillo e invece no. Perchè la sua amica (che io ora odio di più di quando era solo sua amica) che ci aveva promesso i biglietti scontati, non solo non ha trovato i biglietti scontati, ma anche perso così tanto tempo a cercarli che sono finiti pure quelli normali che io avevo diligentemente trovato online. E tutto questo mentre lei parlava al telefono con Servillo lui medesimo (odiossissima guarda) che le ha detto: no guarda so finiti mi dispiace. E io invece no, manco a teatro lo vedrò che infamità. Così venerdì siamo andati a vedere Ascanio Celestini. Bellissimo e bravissimo. Andatevelo a vedere, ma non chiedete i biglietti all'amica odiosa di ricciolo. Cavatevela da soli voi che potete. Poi andate su youtube e sentitevi La Casa del Ladro. Voto mille.
Poi che altro. Ah si, dopo Celestini siamo andati in un irish pub, di fronte a viale ungheria, vicino casa di ricciolo. E ridi e scherza ma sono uguali uguali agli irish pub che c'erano in Irlanda. Incredibile. Tranne la musica ovviamente. Ricciolo mi ha portato un panino con la coppa e un pangocciole perchè non avevo ancora cenato. Io ho mangiato solo il pangocciole, il panino no, non era commestibile considerando che l'ha scaldato diciotto ore nel forno e se ti cadeva sulle scarpe come minimo ti frantumava un piede. Non siamo mai contente noi donne, penserete voi maschi. E invece no. Io ho molto apprezzato il gesto. Davvero. Grassie ricciolo che non mi fai morire di fame. Però non vale se mi avveleni. A meno che tu non voglia andare da solo a teatro con amica e io sono d'impiccio.
Poi che altro. Ah si, ho un altro gatto. Mamma ha pensato bene di raccogliere questa bestiolina abbandonata e portarsela a casa dove, com'era prevedibile, si è scatenata una guerra felina. Purtroppo io non c'ero, non avrei potuto evitare l'adozione ma quatomeno avrei potuto proibire a mio fratello di chiamarla Virgola. Che, come tutti sanno, è un segno grafico di punteggiatura. Mentre Gina è un nome proprio di donna umana. E Gatta Gina è un nome proprio di donna gatta.
Ho finito per oggi. Dai che devo lavorare.
Ciao blog.
Irlanda.
E' difficile da spiegare. Sono successe troppe cose. Ho visto troppi luoghi che rimarranno indescrivibili per sempre. Non esistono molte parole, nella mia lingua o nella loro, che riescano a dare significato al pugno allo stomaco che ti colpisce quando sei su una scogliera a picco sull'oceano.
Estasi è quella che, forse, avrei usato per descrivere il mio stato d'animo in quell'attimo.
Paura, forse, quella di quando mi sono sdraiata per terra, sulla roccia, a pancia in giù e ho guardato le onde sotto di me.
Meraviglia, quella di quando ho lasciato le mie orme, le uniche, sulla sabbia bianca di una spiaggia nascosta e desolata.
Malinconia invece quella per i momenti in cui mi ritrovavo da sola, su una bici, dispersa nel verde di un'isola vuota.
Il vuoto, tenetelo a mente. Perchè è una parola che ricorrerà spesso nel vostro (come nel mio) viaggio irlandese.
Poi c'è stata la musica. E il colore degli alberi. Il cielo che ha mille sfumature e molteplici azzurri. Così passi le giornate a fare foto. Sempre le stesse. Quasi a voler intrappolare per sempre quello che gli occhi non riescono a trattenere troppo a lungo. Non c'è abbastanza spazio dentro di me per raccogliere l'immensità di ciò che ho conosciuto. Non c'è abbastanza memoria per ricordare i dettagli, così precisamente come sarebbe il caso di fare. Perchè solo un po' d'Irlanda non serve a niente. Mentre a me, oggi, servirebbe respirare quell'aria. Sedermi su una pietra in mezzo al nulla e guardare avanti. Dove c'è ancora oltre, e poi ancora, e tu sai che non finirà mai. E' una terra romantica l'Irlanda. Io mi sono innamorata.
Si ringraziano:
teolo, per la compagnia, l'impegno, la perseveranza e la pazienza.
patrick e danny, per l'ospitalità fuori dal comune.
elisa e francesca, per la bella serate e la foto di carpenter.
jimmy (the carpenter).
aer lingus, che mi ha portata e restituita a voi illesa.