Apro ufficialmente il bando di concorso per dare uno spassoso nomignolo al mio fidansato.
Partecipa numeroso.
Nel frattempo lo chiamiamo per nome.
Fidansato venerdì aveva un volo velocissimo diretto a casa mia. Questo sempre perchè io storie semplici e a portata di vialetto. Dopo un mese di estrema diffidenza in cui già mi vedevo attendere il nulla all'areoporto (di nuovo) mi dice - tre giorni prima - che finalmente ha prenotato. Chiaramente gli chiedo di mostrarmi il biglietto in tvcam e controllo data e dettagli volo e passeggero. Tutto fila. La cosa avrebbe dovuto quantomeno insospettirmi tanto da poter almeno ipotizzare improbabili sfighe dell'ultimo minuto. Stranamente invece mi ha pervasa la quiete. Solo un leggero sfrigolìo nella pancia, qualcosa che non torna, il quid che ti manca, insomma hai capito. A tal fine faccio seguire supplica e preghiera interiore affinchè non perdesse il volo per qualcosa che mi ero dimenticata di controllare.
La sera prima.
Io e fidansato ce la chattiamo amorevolmente quando all'improvviso qualcuno, forse Dio, pronuncia le parole: carta di identità. E fidansato ride. E poi aggiunge: ahah, la mia è scaduta nel duemilaeuno, ahah. Un lampo di luce squarcia il cielo della mia stanza e mi ricordo che la lampadina è rotta da più di due settimane. E' l'apocalisse. Fidansato smette di ridere e un velo di terrore gli solca il viso. E' un attimo, entrambe le nostre menti sono oltre. Alla soluzione, all'alternativa.
Lui dice: ma perchè non ho capito non va bene la patente per volare?
Lei dice: no. ti lascio.
Lui dice: uà amò, e la vado a fare domani mattina. che serve?
Lei dice: non ce la farai mai. ti odio.
Lui dice: non ti preoccupare amò! per nulla al mondo perderò quel volo!
Lei piange.
Venerdì mattina alle ore sette antimeridiane la sottoscritta telefona a fidansato per chiedergli com'è venuto nella foto della sua nuova carta di identità. Fidansato risponde che sta sotto casa del fotografo, fra dieci minuti si vanno a predere un caffè e poi aprono il negozio. Mi farà sapere più tardi. Più tardi la sottoscritta telefona a fidansato per sapere cosa ha detto la signora del Comune quando le ha detto di fare subito il rinnovo che ha un volo per Milano alle tre. Fidansato risponde che la signora del Comune è andata al mercato lì dietro a comprarsi una maglietta, torna fra un'ora. La sottoscritta piange, ancora. Alle ore 11.45 fidansato mi assicura che è tuttapposto. Ora serve solo qualcuno che lo accompagni all'aeroporto. Questo il prologo del mio romantico uichend.
Dopo essere stata minacciata di venir abbandonata qualora non mi fossi presentata all'aeroporto (!) per vendetta (!!), sono andata a recuperarlo, stremata e ancora incredula. Poi, per vendetta, l'ho portato a cena da mamma e papà. Scese la notte e questo non è un blog porno. Io si, il blog no. Quindi smettetela di cercare cose come: padrona con frustino a cavalcioni schiavo. Ho smesso.
Al grido di Salmoiraghi e Viganò si fa giorno. Destinazione lago dove fidansato promette (e mantiene) una cena davanti al camino e tante coccole che lui è uomo del sud e me lo deve dimostrare. Così ora sono una ragazzina molto felice a cui fidansato ha cucinato davanti al camino (cioè il camino sta nel soggiorno della cucina, che poi è un unico locale, soggiorno e cucina, non è che l'ho piazzato, sempre per vendetta, davanti al camino col mestolo in mano e una pentola a pressione sulle ginocchia) la pasta panna pancetta e zucchine. La carne no che fidansato credeva di stare in africa sud e per sicurezza mi ha fatto buttare mezzochilo di penne sottili rigate. Metà nella spazzatura (il realtà il vero problema pattume nella terra di monnezzor è che non sanno fare i piatti. sappiatevi regolare e/o compratevi una bilancia. signoramia). Poi, a pancia piena, ci siamo messi sul divano. Per la dimostrazione. Questa cosa la devo da dì perchè è vergognosa. Allora, siamo sul divano giusto? abbarbicati e anche un po' stretti che il divano è piccolo e mamma ancora non ha querelato quelli che ce lo dovevano portare nuovo e grande tre mesi fa. Comunque, madò quanto ho scritto, parte la censura. E siccome a fare censura sul divano dueposti di traverso si sta scomodi ci siamo detti: amò andiamo a letto grr frr e altri suoni onomatopeici di eccitamento e incitamento. Aò, il tempo di sollevare il piumone e un porchissimo ronf mi trapana le orecchie.
Lei dice: amò ma che dormi?
Lui dice: no no. ronf.
Lei dice: ma come no? stai russando. dai chiudo la finestra.
Lui dice: no amò lascia stare, lo faccio io. ronf ronf.
Lei si alza, chiude la finestra e guarda l'ora: sono le 23.20.
Domenica mattina ore otto ci sono voluti ben quindici minuti di strusciamento molto ma molto intenso prima di convincermi a perdonare l'affronto. Poi i supplementari. Prima dei rigori abbiamo deciso di uscire di casa, il tempo di far cambiare aria alle stanze e fare in modo che fidansato potesse, al ritorno a casa, asserire di essere stato sul lago di Iseo adducendo almeno un paio di elementi di prova. Primo elemento: battello. (una stellina di difficoltà). Secondo elemento: isola. (tre stelline di difficoltà, non tutti i laghi hanno un'isola nel mezzo, con questa praticamente li hai convinti ma per sicurezza vai di terzo elemento). Terzo elemento: pranzo a base di pesce di lago consigliato da papà. (meno mille di difficoltà, fidansato si è preso la tagliata).
Sono molto brava a fare i riassunti mi rendo conto. Ma come dire, non è facile farvi partecipi delle sfumature di questi tre giorni. Allora non lo faccio. Quello che vi posso dire - non che vi debba interessare per forza - è che ora ho un disegno sul muro che mi ricorda che da casa mia è passato un ciclone. E' una linea, il contorno di un bambino, girato di schiena con una testa grande così piena di capelli spettinati. Quando tornerà, la mano che ha tracciato quella riga, porterà i gessetti. Per riempire i contorni, di altri giorni, e poi colorarli.
until the dancing ends