jewel.
da una settimana porto al dito un anello. uno di quelli regalati alla prima comunione che mia madre ha nascosto negli anfratti dell'armadio. poi lei parte e riesuma qualche vecchio gioiello di famiglia. io la guardo e scopro che ora quell'anello mi darebbe il giusto valore. lo indosso. mi lavo le mani e lo tolgo. resta il segno. un solco ben definito in alto al dito medio della mano sinistra. flashback. quello stesso segno, all'anulare della mano destra, lo avevo poco meno di dieci anni fa. un altro anello. un altro valore. simbolo di una fedeltà mai messa in discussione. cicatrice ormai chiusa di un tempo aperto a qualunque opera, purchè fatta di noi. emblema di un amore d'estate, che n'è durato sei. inciso sulla pelle perchè io ricordassi chi ero, da dove venivo e da chi stavo andando. senza peso, semplicemente vivendo.
mi domando cosa sia cambiato in dieci anni. mi rispondo: tutto. mi rammarico che sia successo. non tutto, sia chiaro. ma che qualcosa di me sia andato perduto lungo la strada del cambiamento. ero una bambina decisa, più di quanto sia ora. bambina e decisa. senza sfumature. non concepivo vie di mezzo. forti regole interiori delineavano la mia persona in maniera ben definita. io sono così, e gli altri sapevano come. priva di incoerenze. già grande. e le cose funzionavano - e se non funzionavano non me ne dispiacevo affatto, sicura com'ero del mio valore e dell'inutilità di abbracciare teorie e strategie che non mi appartenevano.
dieci anni. e forse altre guerre da combattere. più dure, più ardue. nuove persone e il loro dieci anni. impari i clichè, le dinamiche delle nuove coppie - non sono tutti uguali. così tu cambi. immaginando che sia normale, una crescita necessaria, la lenta maturazione di un adolescente che sta diventando donna. solo che nel frattempo ti senti infelice. e mentre operi la trasformazione verso quello che devi diventare, ti spogli delle poche certezze che avevi e che ti facevano stare in piedi e ne acquisti altre che, a ben vedere, non portano a nulla di buono. così oggi sono precaria. a tempo determinato. in prova per un po' e in continua revisione. e barcollo. la mia vecchia roccaforte trasformata in un castello di carte. forse per paura che non esista più nessuno così testardo da insistere e buttare giù il muro a spallate per raggiungermi al centro. così è piu facile per tutti. ma poi quando il castello crolla, la noti davvero la differenza tra un soffio leggero e uno sbuffo stanco?
ciao bambina mia, torna.
mi manca la sicurezza che ti portavi negli occhi e impavidamente mostravi ad ogni sconosciuto. solo lo schiaffo del genitore poteva farti piangere di dolore. bambina mia, che ti hanno fatto? ti sei riparata troppo in fondo e troppo bene. mi piaceva guardarti mentre li stupivi tutti. meravigliati da tanta bellezza inconsapevole. nascondevi i piedi nella sabbia, mai la testa tu. io ti cerco ancora. ti rivoglio con me, quando ferma sapevi dire tutta la verità senza temere le conseguenze degli errori tuoi e degli altri. perdonavi con onore tu, riconoscendo il merito a chi ti meritava. tu lo sapevi sempre qual era la cosa giusta da fare, da dire. e ti ascoltavano tutti, ammirandoti per quella assoluta e sincera onestà. quand'è che hai cominciato a credere agli sconosciuti? è colpa mia, bambina cara, ti sono diventata estranea. ho smesso di ascoltarti, non ti ho dato retta. tu mi tiravi il braccio, stanca, sussurrandomi dove stavo sbagliando, quando e con chi. ma io volevo vivere come i grandi, piena di problemi e nuove storie. perchè il salato bruciava sulla lingua e cominciava a piacermi più dello zucchero filato e la ruota nello stomaco. è colpa mia che ti ho lasciata sola, bambina bella, e ho permesso al tempo di sotterrarti sotto le macerie dei miei disastri. ma ora sto scavando, bambina, respira perchè vengo a prenderti.
E l'anima brucia più di quanto illumini
Ma è un addestramento mentre attendo
Che io m'accorga che so respirare
Che sei il mio sovversivo
Mio sovversivo amore
Non c'è torto o ragione
E' il naturale processo di eliminazione
(dentro marilyn, afterhours)
e oggi come foglia secca vorrei cadere esausta e svuotata di pianto tra le braccia di qualcuno che mi stringa forte e dica: tu, amore.
abbiamo pensato al viaggio così forte che quando è arrivato il momento di partire non ci ha trovato pronti. la strada era sterrata me lo ricordo bene, portava da nord a sud e viceversa. segnavamo il passo, lasciando a terra giorni e giorni di orme più profonde di noi. a volte mi chiedo quanta polvere abbiamo alzato, battendo i piedi, che ci abbia annebbiato gli occhi prima che il vento d'estate arrivasse a pulire l'aria.
la prima volta che ti ho fatto l'amore ero ad un altezza tale che mi sembrava di volare. ma le ali le avevo posate già da tempo nel cassetto della mia stanza prima che qualcuno me le potesse strappare di nascosto. nell'abitacolo della macchina nuda e fredda sembravo morta tornata alla vita la notte di natale. ci sarebbe stato da leggerci qualcosa di divino. ma in quel momento l'unica religione che riuscivo a comprendere ce l'avevo davanti agli occhi e come un infedele ho creduto solo a ciò che ho visto trascurando volutamente tutto il resto.
sapevamo che la regola della distanza impone molto movimento. sentivo scottare la pelle e il tuo cuore furioso credo di averlo scambiato per il rumore di un treno in corsa. a volte mi chiedo quanto desiderio di noi avessimo dentro prima che un vero noi prendesse vita. la chiamano suggestione, o voglia di innamorarsi. ma quelli che su questa terra sanno dare il giusto nome alle cose poi non sanno più che farsene. io sapevo che stavo volando, non m'importava più con quali ali. non erano le mie ma confidavo nel fatto che se anche te le fossi venute a riprendere io ne avrei avute un altro paio di scorta in fondo al cassetto.
tu mi hai chiesto di amarti come una promessa solenne fatta a Dio la domenica. domandavi la preghiera che ci avrebbe assicurato la salvezza. e io che non avevo altro Dio aldilà di Te rivolgevo parole e devozione e fede all'unico amore che conoscevo. l'ho lanciata al vento quella preghiera, perchè la portasse con sè, da nord a sud e viceversa, e pulisse l'aria dalla polvere che cominciava a bruciare gli occhi.
l'ultima volta che ti ho fatto l'amore ero nel mio letto, accanto a quel cassetto. non volavo più, le ali me le avevi tolte di nascosto mostrando insofferenza ai vuoti d'aria. non sapevi che ne avevo un altro paio di scorta. avrei voluto prenderle e regalartele. ma a cosa serve, ho pensato, impareremo a camminare senza alzare troppa polvere. nuda e fredda sembravo morta e risorta il giorno di pasqua. qualcosa di divino, senza dubbio, c'è stato: la mia preghiera - che non hai ascoltato. oggi ci sarebbe da incazzarsi e bestemmiare forte, eppure so che per tutto il tempo che ci resta, da nord a sud e viceversa e da est a ovest e viceversa, c'è un vento caldo d'estate, colmo di parole e devozione e fede, che la sta portando in viaggio nel mondo urlando l'amore a chi saprà ascoltarla.
Rivoglio le mie ali nere, il mio mantello
La chiave della felicità è la disobbedienza in se
A quello che non c'è
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